DALLA PROPRIETA’ ALL’ACCESSO

Novembre 2013 

di Alessio Barollo

Internet ci porterà dalla proprietà all’accesso, da capitale monetario al capitale sociale. J.Rifkin

accesso

La condivisione dei progetti implementata dai metodi crowdfunding reward-based (chiedo una promessa di donazione in cambio di un ritorno economico-materiale-sociale) potrebbe delinearsi in prospettiva come una nuova forma di economia in grado di potenziare e riavviare le reti del commercio locale in chiave globale. La “reward” può diventare una nuova moneta locale che stimola la collaborazione e la partecipazione e che parte del luogo per raccogliere i vantaggi della rete. Avrò la possibilità di attivare processi con ricaduta sociale amplificata grazie trasformando delle pratiche di condivisione online portandole nel mondo reale e viceversa, potrò mescolare la cultura (visitare un museo, un parco, una piazza), il commercio e le relazioni fra le persone.

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CIVIC CCROWDFUNDING: una prova di coraggio e consapevolezza

Novembre 2013

di Alessio Barollo

Sviluppare la città su un modello crowdfunding è un salto culturale, di business e di scala. Non poco direi, ma in fondo pochissimo rispetto ai risultati che può portare in termini di innovazione sociale, di consapevolezza nell’uso del denaro e della forza di creare comunità più coese ed inclusive.

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Ok il progetto per riqualificare lo spazio urbano non è propriamente come sviluppare una lampada o un cd, qui la scala conta e come. Costruire un edificio (come in Colombia) o una passerella pedonale (a Rotterdam) o restaurare 4 Km di portici (a Bologna) tende a coinvolgere principalmente la comunità locale in quanto è quella direttamente presa in causa (o semplicemente perchè non ho interesse ai problemi delle altre città mi bastano quelli della mia). La comunità locale non è fatta solo da “innovatori” o persone alfabetizzate dal punto di vista digitale o attive in internet o connesse a internet. I protagonisti della città sono i vari e molteplici, cittadini, associazioni, imprese e industrie e amministrazioni, come fare per coinvolgerli? Rendendoli consapevoli del progetto e ma soprattutto delle potenzialità del metodo.

CIVIC CROWDFUNDING HACKING THE CITY BUROCRAZIA CREATIVA

La passerella pedonale che sta per essere ultimata a in Olanda permetterà non solo di attraversare una strada ad alto traffico ma è/sarà un volano per rilanciare l’economia di alcuni quartieri in cui prima come unici clienti o inquilini vi erano fari luminosi e PM10. Inoltre se si vanno a vedere i sostenitori e finanziatori del (visto che il crowdfunding è prima di tutto trasparenza e condivisione) vedremo che una buona parte viene da aziende che ha “comprato” (donato e ricevuto come ricompensa in realtà) le assi di legno personalizzabili utilizzate come ricompensa. Sono imprese che hanno voluto mettere il loro nome su centinaia di esse creando un nuovo tipo di marketing ad alto contenuto sociale. Gli abitanti di Rotterdam non erano di certo esclusi dal processo visto che vedevano i loro contributi diventare realtà step dopo step e vedevano la città trasformata secondo i loro gusti, una nuova forma di hackeraggio controllato (in modo da non infrangere la legge e stabilendo un ordine di importanza dei progetti) della città.

Scopriamo poi che condividere un progetto per la città favorisce anche la ricerca. Un gruppo di architetti e designer a NYC ha pensato che sarebbe stato interessante costruire una piscina pubblica all’interno del Hudson River usando particolari filtri per purificare la non troppo salubre acqua del fiume. Proprio questi particolare sistema di purificazione ha fatto partecipare vari istituti di ricerca pubblici e privati nella veste di maggiori “sostenitori/donatori” proprio per favorire la realizzazione dei filtri e poterli magari usare poi per altri scopi.

Questo nuovo modello di progettazione partecipata fa fare enormi salti di qualità ai progetti pubblici, cosa che raramente e difficilmente succede in un ufficio tecnico comunale. C’è la voglia di fare ma spesso siamo bloccati da difficoltà di accesso ai fondi o di burocrazia, questo è un metodo per fare, e fare è connettere. Charles Landry raccontava in una sua conferenza che a Mosca era molto difficile aprire un bar per via della mole di “documenti” da preparare e per le spese necessarie per preparali. Un giorno un’intera via della città in protesta con questo decise di trasformare lo spazio davanti casa in un bar per l’intera giornata. La strategia ebbe molto successo e l’amministrazione non poté non tenere in considerazione la cosa e decise di semplificare i regolamenti a riguardo.

La spinta proveniente “dal basso” può dare un tono di creatività anche alla burocrazia rendendo consapevole le amministrazioni di alcune priorità oppure aiutando a fare delle scelte condivise.

Ma io pago le tasse per opere pubbliche!

Verissimo ma con il civic crowdfunding i cittadini hanno un ritorno di:

  • Tempo (nella progettazione e realizzazione)
  • Sociale/ambientale (per la trasparenza del processo e per il beneficio alla comunità che ne può usufruire)
  • Economico/materiale (per le rewards che vengono consegnate)
  • Personale (perchè ci si sente partecipe della personalizzazione di una parte di città)

Tutto questo richiede coraggio e consapevolezza ma può cambiare il modo di fare la città.

Ulteriori approfondimenti in questo articolo.

Post in originale pubblicato su ICN blog

MATTONI DIGITALI

Settembre 2013

di Alessio Barollo

“Esempio: per comprare una casa ci servono 100 soldi. Finché tutti (o molti) hanno questi 100 soldi si continuano a comprare case (e a costruirle!). Quando, come oggi, ci sono molte persone che hanno solo 80 o 50 o 30 (per non parlare di quelli che non hanno niente) è normale che siano in molti di più a chiedersi come utilizzare questi 50 soldi che, ahimé, non sono sufficienti per la casa.

E allora c’è chi decide che magari vale la pena spenderne una parte (10?…20?…) per sostenere un’idea o realizzare un progetto che li appassiona e al quale attribuiscono, con i loro criteri, un certo valore.” 

LEGO

Prendo spunto da questo simpatico esempio usato da Francesco Cingolani per raccontare il crowdfunding civico e lo mescolo con un valore che è la forza di questo metodo, cioè la community, molto meglio se locale se si parla di civic. È capitale relazionale, dato da tante piccole ma significative relazioni che vanno a formare comunità fortemente legate. Legami rafforzati dal senso di appartenenza e di proprietà dei luoghi pubblici nel cittadino, aumentando cosi il rispetto e la conservazione degli stessi.

Ora l’Italia ha il suo regolamento Consob e tante nuove piattaforme pronte al lancio e se fino a qualche tempo fa ci si aspettava di ricevere una ricompensa materiale per la donazione effettuata, una sorta di prevendita in alcuni casi, ora grazie alla diffusione mediatica che questo evento ha generato si è pronti anche a fare un investimento e non più solo una donazione e a ricevere un ritorno economico e non più, per fare un esempio, l’esclusiva di un CD.

E se fra qualche giorno applicassimo questa aspettativa all’edilizia? Niente di nuovo, in giro per il mondo si fa già ed abbondantemente, vedi ad esempio il grattacielo Bacatà in Colombia, dove circa 3.100 investitori hanno allocato 171,8 milioni di dollari dei 239 milioni necessari per costruire l’edificio di 66 piani, o alcune delle piattaforme americane di crowdfunding dedicate a questo settore.  Questo sicuramente può essere un ottimo metodo per favorire nuove costruzioni o interventi di riqualificazione urbana ma il rischio è quello che diventi una forma di speculazione edilizia 2.0 fatta con nuovi mezzi. Il processo attraverso il quale io posso investire i miei 100 soldi (tornando all’aneddoto iniziale) o chiunque può investire i suoi 10,20,50,1000 soldi in nuove edificazioni di tutto il mondo si semplifica notevolmente e potrebbe avere come risultato svariati metri cubi di cemento armato all’interno dei quali il capitale relazionale perde la parola “relazionale”.

Il civic crowdfunding ha alla base i valori della comunità locale che sfrutta la piattaforma per esprimersi, valutare, commentare, finanziare e sviluppare processi di progettazione partecipata e condivisa, mentre l’equity crowdfunding edilizio ha alla base (almeno in apparenza) nuove forme di finanziamento e investimento dimenticando il valore della community locale. Ma se è vero che “..dipende dalla volontà dell’inquilino rimanere un numero isolato in una vasta coabitazione oppure partecipare alle attività collettive che possono liberarlo dall’isolamento..” (Gedion), il mondo civic offre un’alternativa di sviluppo sociale e di collaborazione e la fa interagire con gli altri portatori d’interesse per ottenere processi e non prodotti.

Le persone non possono certo essere educate a collaborare ma è possibile mostrare i vantaggi che porta farlo, legati ad un uso sapiente delle tecnologia che deve avere come obiettivo non l’oggetto fine a se stesso (ad esempio il grattacielo a 66 piani) ma il benessere sostenibile, stimolando le persone verso dinamiche di interazione e scambio di informazioni e utilizzo di dati che la città quale sistema cognitivo ci fornisce.

Post pubblicato in originale su ICN blog

SMART(IES): LO SVILUPPO DI CITTA’ CREATIVE

Novembre 2013

di Alessio Barollo

Liberi appunti e spunti tratti dalla conferenza e  l’incontro fra Andrea Granelli e Charles Landry.

Astuzia, acutezza animale, essere in grado di risolvere problemi in modo istantaneo usando l’ingegno e la visione a lungo tempo.  Questi aggettivi fanno riferimento al concetto greco di “metis“, e se dovessi raccontarvi una storia con protagonista Ulisse sarebbe molto appropriato, vista che era una delle sue qualità. Ma se dovessi invece legarla al concetto di città o di smartcity?

Lo sviluppo di una città sarà sempre più legato alla capacità di non considerare solamente un singolo problema specifico ma a quello di saper utilizzare la conoscenza (open data) per aver la visione più ampia possibile del processo e aver la capacità di cambiare la strategia in modo istantaneo (o meglio simultaneo) interfacciando direttamente le conoscenze, le esperienze e i punti di vista di cittadini, bambini, senzatetto, amministratori, manager, operai…

Fare la città è come fare a maglia“, progetto, tecnica, saper tornare indietro e ricominciare. Fare la città è un opera incompiuta perchè è fatta da un alto numero di variabili non (sempre) in connessione fra loro, forse è proprio per questo che “la smart city va fatta nelle periferie“.

Città 1.0. Hardware: gli amministratori decidono il funzionamento della città. Le funzioni vanno separate. La forza è dell’automobile.

Città 2.0. Hardware + Software: la città è un luogo emotivo, dove la cultura, la conoscenza e le relazioni ne sono il fondamento.

Città 3.0. Città Ubiqua: nuovo tipo di attrattiva basata sulle comunicazioni. Ispirati al locale e orientati al globale. (questo mi ricorda l’illustrazione di Koolhas in Delirius NY in cui gli architetti guardavano all’Europa ma si muovevano verso l’America, vedi immagine)

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In tutto questo esiste uno scoglio: la burocrazia, in alcune occasione le PA hanno dimostrato coraggio, ma molto spesso no, perchè le soluzioni da apportare sono “controintuitive”, si tratta di raccolgiere l’essenza della città e portarla all’interno di una storia, all’interno di una visione. Ma forse anche la burocrazia grazie all’intuizione delle persone e dei cittadini può diventare creativa (creativa non è evasione) facendola entrare in un processo che la spinge verso il cambio.

Usiamo la metis, coniughiamola con l’innovazione e con la responsabilità estetica di affermare “questo è bello e questo è brutto” e otterremo la smart city.

 

 

 

 

LANDRY

EFFICIENZA E ABBONDANZA. ESEMPI DI URBANISTICA PER UNA CITTA’ FELICE

Novembre 2013

di Alessio Barolloefficienza e abbondanza

All’inizio degli anni Novanta, il banchiere venezuelano David Brillembourg sogna uno scintillante centro finanziario al centro di Caracas per simboleggiare l’ambizione economica del Paese. Fine della favola. Da qui in poi è urbanistica spontanea, che potrebbe avere anche una lettura positiva se l’obiettivo fosse stato quello di elaborare un progetto che pian piano fosse stato invaso da cittadini, idee e creatività.

La torre David (dal nome del magnate che l’ha voluta) mi fa tornare alla mente Le Corbusier e le sue macchine per abitare, strutture perfette e autonome, adattabili a qualsiasi contesto e dove all’interno tutto era studiato per ottimizzare la vita dei cittadini. Purtroppo l’edificio venezuelano non è esattamente cosi, e non vi era nemmeno l’intenzione che lo fosse. E’ un grosso grattacielo che per mancanza di fondi e la morte di “David” è stato abbandonato negli anni ’90, solo che invece di essere pian piano ricoperto da erbacce verdi si è pian piano popolato di abitanti che ricercavano in lui rifugio.Interessante è il fatto che si è creata un’organizzazione spontanea all’interno dell’edificio con spazi dedicati alle abitazioni, ai servizi e al commercio (panettiere, bar, parrucchiere, ecc…). Fine della seconda favola. Infatti nonostante suddivisione dedicata alle varie funzioni sempre una favelas resta, non più estesa nel territorio ma verticale, come se anche la povertà avesse scelto di crescere verso l’alto per liberare suolo a terra.

Il mondo è pieno di “rovine dal futuro”edifici progettati secondo il volere dell’economia speculativa senza la minima visione del futuro. In certi casi questi edifici rimangono li come navi alle deriva, in altri casi vengono occupati più o meno abusivamente in altri casi vengono guidati in un processo di riqualificazione sostenibile. Mi spiego meglio. In Olanda il gruppo ZUS si è messo alla guida, gestendo il riutilizzo, di alcuni nuovi edifici che rimanevano sfitti (a causa degli affitti esagerati principalmente), applicando un’urbanistica a tempo, cioè mantenere attivo lo stabile abbassando i prezzi e facendolo abitare da persone, gallerie d’arte, laboratori ecc… per un tempo limitato e predefinito. In questo modo una possibile “rovina” si trasforma in occasione di riqualificazione in quanto da possibile edificio abbandonato e richiamo di degrado diventa simbolo di un nuovo modo di gestione diverso dal precedente, non ancora troppo proficuo dal punto di vista economico ma sicuramente destinata a dare nuovi impulsi e stimoli alla città in chiave sostenibile.

Altro bell’esempio è quello dello spazio Grisù a Ferrara dove una vecchia caserma dei vigili del fuoco diventa un incubatore d’impresa a basso costo. Spazi dati in gestione gratuitamente a varie società per un tempo predefinito (5 anni) con l’onere di dovere riaffrescare, pulire, arredare o eseguire semplici lavori di manutenzione ordinaria.

Da qualche anno la maggior parte delle persone del mondo risiede in centri urbani, i progetti che riguardano la città dovrebbero mettere al primo piano i cittadini e non il cemento armato. La gestione urbana deve fare per questo un salto di qualità (o di paradigma) e la tecnologia può in parte aiutarla in questo ma forse visioni a ampio raggio, cicli di vita dei progetti, ragionare per efficienza e non per abbondanza e agire in modo collaborativo possono portare nuovo sviluppo. Questi riportati ne sono alcuni esempi, in fondo una città felice è meglio di una smart city, o meglio una smart city punta ad essere una città felice.

Post pubblicato in originale su Aequinethub