CROWDFUNDING, UN’ALTERNATIVA DI FINANZIAMENTO COLLABORATIVO, TRASPARENTE E SOSTENIBILE.

Economic_Crowd

ottobre 2012

di Alessio Barollo

Una delle possibili variabili del crowdsourcing è il crowdfunding. Ne parliamo con Daniela Castrataro (@danielaCast), giovane co-fondatrice e direttrice di Twintangibles, Social Media consultancy and research partner, che riconosce nei social media uno strumento per sbloccare la condivisione delle conoscenze.

Se chiedo cos’è un metodo crowd ai miei colleghi,il 90% assume strane espressioni interrogative, puoi spiegare in breve su cosa si basa questa metodologia?

Crowd significa folla, gente, persone. Un metodo ‘crowd’ e’ un metodo che ricorre ad una ‘folla’ indeterminata per completare un determinato compito, metodo avvantaggiato e reso possibile dal web e ancora di piu’ dalle social technologies. Per fare un esempio forse poco originale ma sicuramente noto a tutti, wikipedia, un’enciclopedia messa insieme da tutti noi. Un altro esempio a cui mi piace ricorrere parlando di crowdsourcing e’ il coro virtuale di Eric Whiteacre: centinaia di voci da tutto il mondo per creare un unico coro virtuale. Lo stesso concetto può venire applicato a tantissimi tipi di compiti, dal design di un logo al customer service di una società, fino ad arrivare a esempi di crowdwisdom con Yahoo Answers. Ogni persona che contribuisce a questi servizi lo fa con motivazioni e capacità diverse, la forza della crowd e’ nell’unione di questa diversità verso un obiettivo comune.

Il crowdfunding è adatto a tutti i tipi di finanziamento o progetto? perché?

Il crowdfunding e’ una forma di crowdsourcing: molte persone finanziano collettivamente un progetto o iniziativa, spinti da tante motivazioni diverse ma tesi verso un obiettivo comune. Come il crowdsourcing, anche il crowdfunding non e’ la soluzione a tutti i problemi del mondo, ed e’ prodotto di un’etica che va compresa bene prima farvi affidamento. Personalmente credo che il crowd non sia adatto a tutti i tipi di progetto ma a molti. Il minimo comune denominatore è l’aspetto collaborativo e partecipativo dei progetti, e l’impatto futuro di essi sulla società o la comunità a cui si propongono. A mio avviso, il crowdfunding si sposa particolarmente bene con i progetti di cittadinanza partecipativa; progetti che possono far leva su passioni (es. finanziare un cd musicale) e emozioni (crowdfunding per il no-profit, che andrebbe a sostituire il fundraising tradizionale); progetti che possono offrire reward tangibili (es. pre-ordini di prodotti di cui si sta finanziando la produzione). Certamente il crowdfunding non e’ un metodo più semplice di altri per raccogliere finanziamenti e necessita tra l’altro di un buon  capitale sociale (networks e contatti) su cui far leva per innescare il meccanismo del passa parola che porterà eventualmente un progetto al successo. Bisogna inoltre capire bene le dinamiche dei social, le motivazioni diverse che spingono le varie persone a donare, e sviluppare una campagna di crowdfunding in base a queste considerazioni. Piu’ che di idoneità di progetti, si tratta di idoneità dei crowdfunders stessi, che prima di avviare una campagna devono comprendere bene il fenomeno.
Il crowdsourcing, e il crowdfunding in particolare, nascono da uno sviluppo delle tecniche di out-sourcing come spiega Jeff Howe, quanto le persone sono portate ad utilizzare questi metodi?
Penso che il web 2.0 e le social technologies ci stanno rendendo sempre più portati ad usarle. Il nostro mindset è stato reso più flessibile, più aperto, più tollerante al cambiamento, più rapido ad adattarsi ad esso. Inoltre, il web permette una maggiore trasparenza, nonché una maggiore conoscenza dei nostri peers. Di conseguenza, ha fatto sviluppare in noi una maggiore fiducia nel prossimo, elemento essenziale se si vuole fare crowdfunding. I metodi crowd sono un prodotto naturale del web 2.0 e dei social media, quanto più le persone integrano l’uso di essi nella propria vita quotidiana, tanto più portate sono ad utilizzare questi metodi.

I metodi crowd hanno avuto molto successo nel mercato americano, pensi che possa succedere anche in Europa e in modo particolare in Italia?

Non vedo perché no. Ma ricollegandomi alla risposta di sopra, c’è bisogno che la penetrazione di queste nuove tecnologie sia diffusa e integrata nella vita quotidiana. La crowd è fatta di tanti individui diversi per competenze e motivazioni, se solo un piccolo gruppo di early adopters usa una determinata tecnologia, la forza della crowd viene intaccata. Esempio banale: sento un elicottero che sorvola il mio quartiere, mi incuriosisco, non penso neanche di cercare sulle news ma mi rivolgo direttamente a twitter: dopo una semplice ricerca “elicottero” + “nome del quartiere” mi compaiono dozzine di tweets che spiegano il motivo per cui l’elicottero sta sorvolando il quartiere. Se provassi a fare lo stesso in un Paese dove la diffusione di questa tecnologia non è così capillare, non otterrei lo stesso risultato. E’ importante che le tecnologie necessarie ai metodi crowd siano ben affermate e diffuse sul territorio o le loro chance di successo sono molto limitate. In Italia, in particolare, penso sia necessaria come minimo una maggiore diffusione della banda larga e dell’e-commerce (possibilmente non trainato dal gambling online). Maggiore familiarità delle persone a fare acquisti online è fondamentale per lo sviluppo del crowdfunding: basti pensare che molte piattaforme richiedono l’uso di paypal, incredibilmente semplice e veloce, eppure molti nel Bel Paese ancora non riescono ad andare oltre i bonifici per effettuare transazioni.

Recentemente il crowdfunding è stato inserito nel report “Restart Italia”, documento base per lo sviluppo economico voluto dal ministro Passera e dal governo. Pensi che questo metodo possa essere utile per rilanciare una situazione economica che forse si trova a dover sperimentare nuove vie per rilanciarsi.

Assolutamente. Penso che come sempre un segnale forte debba venire anche dalle istituzioni. E’ normale che la gente non si fidi del crowdfunding se non viene riconosciuto dalla legge o se rappresenta una zona grigia della legislazione. L’introduzione del crowdfunding come strumento di finanziamento per le startup, soprattutto nel quadro economico attuale, che ha decisamente bisogno di alternative per l’accesso a fondi, finanziamenti e capitale, potrebbe essere la risposta giusta per tutti i giovani, imprenditori o appassionati che vogliano riuscire a realizzare un proprio progetto senza dover ricorrere al finanziamento tradizionale. Potrebbe avere una portata rivoluzionaria e democratica, abbassando le barriere di entrata e riducendo in un certo senso il rischio per start up innovative, che possono godere sin da subito della validazione sociale del mercato, ancora prima che il prodotto sia realizzato.

Negli ultimi anni si stanno diffondendo a livello globale i fabrication laboratory (fablab) di stampo MIT, uno dei principali in Europa è quello di Barcellona, che punta a un rilancio del settore lavorativo grazie anche alla possibilità di vendere i progetti su piattaforme crowdfundig. Cosa pensi di questo approccio lavorativo innovativo? Può avere un futuro?

Penso che tutto ciò che punti sulla crowd abbia un futuro. Con questo non voglio dire che la crowd sia la soluzione per tutto ma penso che dobbiamo e possiamo contare sempre di più su collaborazione e condivisione per un futuro più sostenibile.

Il NY Times la settimana scorsa ha pubblicato un articolo in cui criticava il metodo crowdfundig perché rischia di far avere troppi fondi senza controllo a persone che non riescono a gestirli, ti chiedo quali sono i rischi e i difetti di queste tecniche crowd?

Il ricorso alla crowd, per qualsiasi tipo di progetto o in qualsiasi veste (come finanziatori, come co-creatori, etc…) presenta alcuni svantaggi, tra cui un abbassamento della qualità conseguente all’abbassamento delle barriere di entrata. Spesso l’abbassamento delle barriere consentito dalla diffusione e penetrazione delle social technologies nella nostra vita quotidiana ha alimentato il mito che tutti possiamo essere scrittori, cantanti, investitori, imprenditori e così via basta che riusciamo a trovare una crowd che ci supporta. La mia visione è  che l’abbassamento delle barriere di entrata ha democratizzato l’accesso a tante cose che prima ci erano precluse, come (nel caso del crowdfunding) il mercato di capitali. Tuttavia, le capacità e l’expertise da investitori, imprenditori, etc…restano necessarie. Il rischio di imbarcarsi in un’impresa che poi non sappiamo gestire e’ molto alto: se abbiamo un’idea per sviluppare un prodotto che non riusciamo a finanziare tramite i canali tradizionali di investimento, il crowdfunding si rivela un’ottima via, ma dobbiamo comunque dimostrarci degli imprenditori capaci per portare avanti il nostro progetto perchè, se andrà a buon fine, dovremo poi soddisfare le richieste degli acquirenti e comportarci come una business seria e capace. Penso che davvero molto dipenda dal buon senso delle persone, le cose possono sfuggire di mano molto velocemente quando come pubblico potenziale abbiamo il mondo intero. Bisogna per lo meno avere un business plan, prevedere i possibili scenari e stilare un registro dei rischi minimo. Non vorrei ridurre tutto a questo, ma penso il maggior difetto, e allo stesso tempo il maggior rischio, del crowdfunding stia il fatto che si tratti di un fenomeno che è solo alla nascita, che deve ancora assestarsi e consolidarsi. Dobbiamo ancora comprenderlo bene, ma abbiamo una mentalità che si adatta sempre più velocemente ai cambiamenti e agli sviluppi e che ci consentirà di farlo presto. Non penso che stroncare questo fenomeno alla nascita aiuti, va bene essere critici e non accettarlo così com’è. È ancora difficile dire cosa sia giusto e cosa no, ma solo provando e sbagliando si impara. Tutelare i rischi per gli attori coinvolti al momento e’ giusto, ma non fino al punto di soffocare lo sviluppo di questo fenomeno.

A fine ottobre si terrà a Roma la prima convention italiana sul crowdfunding, quali sono gli obiettivi dell’evento e come si svolge?

Abbiamo deciso di organizzare questo evento perchè crediamo che il crowdfunding possa contribuire alla crescita economica, incentivando l’innovazione e impostando le relazioni di business su trasparenza, fiducia e collaborazione.
L’Italia è arrivata un po’ in ritardo sulla scena, ma ha tutto il necessario per recuperare: c’è però bisogno di comprensione da parte della popolazione e dei media, di facilitazione da parte del governo, di padronanza dei modelli e degli strumenti da parte di chi vuole gestire una piattaforma. Pertanto crowdfuture si presenta come una convention che ha come primo obiettivo quello di aumentare la consapevolezza e l’esistenza del fenomeno del crowdfunding tra la “crowd” che ne è parte integrante e partecipante, e sicuramente di sfatare alcuni miti, perché non esiste solo Kickstarter ma tanti altri modelli e sfumature da considerare e perché il crowdfunding non è una miniera d’oro e non è un modo più semplice di altri di raccogliere fondi per il proprio progetto, solo un modo più partecipativo, trasparente e, forse, sostenibile.
Durante la conferenza verranno presentati i vari modelli di crowdfunding da parte dei protagonisti nel settore, gli aspetti più importanti di una campagna, le dinamiche psicologiche e sociali che spingono a donare, gli aspetti regolatori e legislativi più ostici legati all’equity based crowdfunding. Nel pomeriggio, si potrà fare un’esperienza più pratica di crowdfunding, grazie a vari workshop mirati e specifici.
Tra gli speaker avremo i fondatori di tutte le maggiori piattaforme di crowdfunding italiane, tra cui Chiara Spinelli di Eppela, Dario Giudici di SiamoSoci, Maurizio Sella di Smartika e Claudio Bedino di Starteed. Avremo inoltre alcune presenze internazionali, come Markus Lampinen di GrowVC. E non dimentichiamo che il nostro guest curator è Dan Marom, co-autore del libro The Crowdfunding Revolution – Social Networking Meets Venture Capital.
Inoltre, anche a causa delle difficoltà di trovare sponsor tramite vie tradizionali, abbiamo avviato una campagna di crowdfunding per coprire le spese necessarie per l’evento su Eppela. In fondo non c’è modo migliore di capire un nuovo fenomeno che facendone esperienza diretta.

Grazie Daniela, chiudiamo riassumendo il crowdfunding con tre aggettivi.

Collaborativo, trasparente, sostenibile

post pubblicato in originale su vodblogsite

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