CROWDSOURCING, UN’OPPORTUNITÀ PER EU2020

facebookottobre 2012

Alessio Barollo

Quante volte al giorno dite “ho avuto un idea”? Ma cos’è un’idea.

Idea (dal greco antico iδέα, dal tema di iδεiν, vedere) è un termine usato sia popolarmente che in filosofia con varie accezioni in genere riferibili ad un concetto di “disegno della mente”. L’idea è il risultato teorico di un processo creativo quindi porta al suo interno una grande potenzialità che in molti casi non si ha la possibilità di esprimere o concretizzare a causa del non sapere a chi dirla, con quali strumenti realizzarla o come finanziarla. Il crowdsourcing basa la sua forza su questo concetto andando a sfruttare il surplus di idee delle persone per risolvere problemi di vario genere, il mondo ne viene a conoscenza  per la prima volta nel giugno del 2006 leggendo l’articolo del giornalista Jeff Howe  scritto per la rivista Wired USA.

“Hobbisti part-time o dilettanti improvvisati ora hanno un mercato dove “vendere” i loro sforzi; le aziende innovative dei settori più vari stanno scoprendo modi per sfruttare il talento latente delle persone, della “folla”. Il lavoro non è sempre gratuito, ma costa molto meno che pagare i dipendenti tradizionali. Non è outsourcing, è crowdsourcing”.

Il termine crowdsourcing (da crowd, gente comune, e outsourcing, esternalizzare una parte delle proprie attività) è un neologismo che definisce un’attività nella quale un’azienda o un’istituzione richiede lo sviluppo di un progetto, di un servizio o di un prodotto ad un insieme distribuito di persone non già organizzate in una comunità virtuale (non fisicamente riunita).

L’ aumento esponenziale dell’istruzione, la comparsa di un nuovo modo di produzione con il software open source e l’affermarsi del piú grande meccanismo di distribuzione della conoscenza che il mondo abbia mai visto, Internet, hanno contribuito a una improvvisa abbondanza creativa e favorito esperienze di collaborazioni di massa,  parcellizzata e distribuita. A completare il quadro, l’evoluzione delle comunità on-line che hanno organizzato le persone in unità economicamente produttive generando valore economico per le imprese. Il web è stata la chiave che ha aperto la porta della partecipazione del pubblico: applicazioni, tool collaborativi, le piattaforme social-oriented, social network di vario genere, l’evoluzione in senso partecipativo dei media “tradizionali” della comunicazione, hanno contribuito a far crescere le potenzialità sociali, politiche e culturali del pubblico, dei cittadini, degli utenti. Il web 2.0, i media partecipativi in generale, hanno dunque consentito la questo nuovo modello di organizzazione del lavoro basato sull’ingaggio del pubblico.

Fin qui per quel che riguarda la teoria, vediamo ora come le tendenze crowd stanno mutando il nostro modo di vivere, lavorare e pensare. Alla fine del 2012 saranno presenti nel mondo più di 530 piattaforme di crowdsourcing (un aumento del 60% rispetto al 2011). La piattaforma crowdsourcing.com ne divide l’utilizzo in categorie sulla base di come le imprese hanno sfruttato questo fenomeno l’anno scorso.

  • Cloud Labour: l’attività consiste nello sfruttamento di una comunità o un pool di esperti virtuale. Il Cloud Labour ha rappresentato l’8% delle attività legate al “crowd” nel 2011.
  • Crowd Funding: approccio che prevede la ricerca di supporto da una moltitudine investitori privati, ottenuto solitamente grazie a piattaforme dedicate. Il crowdfunding è la seconda tipologia di attività, con il 22%.
  • Open Innovation: i sistemi di innovazione aperta permettono la raccolta di idee e di innovazioni dal “crowd”. Le piattaforme dedicate alla Open Innovation sono  il 10% del totale.
  • Distributed Knowledge: si tratta di sistemi che condensano una conoscenza distribuita all’interno di comunità (solitamente) virtuale. La distributed Knowledge pare essere il modello più popolare, con una percentuale del 37%.
  • Crowd Creativity: il modello consiste nella ricerca di contributi dal valore altamente creativo dal “crowd”. Questo approccio, sempre più diffuso, arriva ad una percentuale del 14%.
  • Altri: gli altri approcci e le altre tipologie di piattaforme compongono, in totale, una percentuale del 9%.

A questi dati aggiungo tre parole:

  • idee: basate sulle relazioni e sul modello collaborativo;
  • innovazione: capacità di immagazzinare e consultare grandi quantità di dati unita ad una connettività praticamente illimitata;
  • creatività: implementata dalla comunicazione fra persone con cultura, religione e provenienze diverse.

L’unione di questi tre concetti coniugato con le nuove tecnologie (rete internet e piattaforme web)  da come effetto lo sviluppo di processi orizzontali. Il crowdsourcing va proprio a gestire questi processi; il come ve lo mostro attraverso alcuni esempi.

Nasce in Islanda la prima Costituzione in crowd. I social network sono di facile accesso, consultabili praticamente in ogni luogo e molti diffusi fra tutte le fasce di popolazione, quindi si prestano a essere utilizzati quali elementi di dialogo fra l’amministrazione e la popolazione favorendo il feedback, lo scambio di idee e lo sviluppo di processi condivisi. Nel 2011 il paese nordico si è affidato a loro per sviluppare la propria costituzione,  la bozza su cui lavoravano i venticinque membri dell’assemblea costituente veniva regolarmente aggiornata e pubblicata online , con l’invito rivolto ai cittadini a inviare commenti e suggerimenti. E’ stato utilizzato un pacchetto high tech completo: oltre a un sito ufficiale, la nascente Carta può vantare anche gli account sui social network Facebook e Twitter , sul servizio video YouTube  e su quello fotografico Flickr .La pagina Facebook “piace” solo a 1488 persone, su Twitter ci sono una settantina di iscritti e il video più popolare su YouTube raggiunge a malapena le 150 views. Cifre non certo stratosferiche, che vanno comunque calibrate sulle dimensioni del paese: l’intera Islanda ha poco più di trecentomila abitanti, la metà di Genova.

Il primo bazar per l’architettura. Arcbazar è una piattaforma che facilita la concorrenza in progetti di piccole dimensioni di architettura, paesaggio e interior design. L’idea è quella di un bazar per l’architettura, che significa “uno spazio vibrante per lo scambio e la negoziazione di servizi di progettazione” mettendo in relazione fra loro; clienti e progettisti. Il processo arcbazar è semplice. I clienti lanciano un concorso di progettazione sul sito, sia che si tratti di una ristrutturazione, la modellazione di superfici di vendita o di progetto di paesaggio. Elencano le specifiche del progetto, fornendo le immagini e le dimensioni di base; a questo punto i progettisti possono iscriversi per partecipare alla sfida. I clienti quantificano il premio in denaro, la data di scadenza del progetto, rispondono alle osservazioni ed infine classificano tre progetti fra quelli a disposizione. La piattaforma in seguito distribuirà la vincita ai progetti classificati.

(molti altri esempi potrete trovarli al seguente link http://www.liquida.it/crowdsourcing/ oppure qui http://www.wikiculture.net/2011/12/30/i-10-migliori-progetti-in-crowdsourcing-del-2011/).

Riuscire a motivare gli utenti ad un continuo coinvolgimento e contribuzione al progetto rimane uno degli elementi chiave per il successo dello stesso. Le motivazioni del crowd vengono solitamente suddivise in due categorie: intrinseche ed estrinseche. La motivazione intrinseca è il valutare un’attività per la sua inerente soddisfazione, come può essere il divertimento o il senso di auto-sfida che si ottiene dal compierla. Può essere di tipo personale o sociale, come quella derivante dagli standard o dalle obbligazioni del gruppo a cui si appartiene o a cui si vorrebbe appartenere. Le motivazioni estrinseche sono le ricompense indirette per le attività compiute. Possono essere remunerazioni pecuniarie, ma anche essere rappresentate dall’utilità del prodotto o del servizio per l’utente che vi contribuisce.

L’Italia sembra arrancare un po’ rispetto al mondo raccontato finora, vuoi per un’alfabetizzazione digitale migliore solo di Romania, Portogallo, Cipro, Grecia, Bulgaria (il 39% degli italiani non ha mai utilizzato Internet); per un disinteresse a livello statale sulla banda larga all’interno del nostro Paese (solo una quota compresa fra il 25% e il 35% del territorio viaggia a una velocità superiore a 12 Mbps); per un utilizzo passivo della rete (60% degli utenti); per la difficoltà a comprendere l’importanza all’open data e per essere stati gli ultimi in Europa ad approvare un’agenda digitale.

Giovedi 13/09/2012 si è svolto presso l’incubatore/acceleratore H-FARM il secondo ISDAY che ha avuto come oggetto la presentazione del Rapporto sulle startup, basato sui suggerimenti del primo evento e sul lavoro della task force istituita presso il ministero dello sviluppo economico.

100 giorni dopo il primo Open Day è possibile finalmente scoprire attraverso il documento Restart Italia la linea che il ministro Passera intende seguire per facilitare e spingere la creazione di un ecosistema in grado di “rinnovare culturalmente” e allo stesso tempo essere volano per una nuova economia. Per la prima volta nella storia troviamo la parola crowd all’interno delle linee guida sul decreto per lo sviluppo economico. Nell’ottica dell’incentivazione all’investimento privato nelle startup si parla finalmente di Crowdfunding: sono previsti snellimenti per l’avvio dell’attività e registrazione presso la CONSOB, detrazione fino al 75% in dichiarazione dei redditi per investimenti di questo tipo e un investimento massimo di 2,5 milioni di euro. L’investimento minimo possibile deve essere 20 euro e lo scopo della piattaforma ben definito al momento della costituzione. Questo potrebbe essere il segnale che i metodi crowd possono essere un’alternativa economica in una situazione di crisi in cui naviga l’Italia e buona parte d’Europa, ma soprattutto significa che si è recepito (si spera) il fatto che il crowdsourcing è un invito a connettersi a EU2020, che pone le linee guida per lo sviluppo di regioni delle conoscenza attraverso l’apprendimento interattivo e le tecnologie WEB 2.0.

L’UE si è dotata di una strategia con scadenza al 2020 per aumentare il livello di coesione fra i suoi abitanti improntata alla crescita intelligente, solidale e sostenibile. Questi tre obiettivi possono dare la possibilità agli stati europei di rafforzarsi internamente e di creare un sistema competitivo e attrattivo per le economie emergenti. “Una crescita intelligente è quella che promuove la conoscenza e l’innovazione come motori della nostra futura crescita”. Questo è crowd, è social, è Fab Lab, allo stato attuale sembra difficile rimanere estranei a queste tematiche, internet e i social sono diventanti strumenti irrinunciabili non perché fanno “moda” ma perché hanno cambiato il modo di comunicare e collaborare, rinunciarvi equivale a ridurre al minimo le possibilità di crescita. Il crowdsourcing cavalca la tecnologia e l’innovazione, qui si appoggia e qui si sviluppa.

post pubblicato in originale su vodblogsite

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