CIVIC CF: UNA NUOVA OPPORTUNITA’ DI PIANIFICAZIONE URBANA PER LA PA CHE VUOLE CRESCERE

CCF-2

Maggio 2013

Scarsità di risorse finanziarie, spending review, budget zero per i progetti non indispensabili (e talvolta anche per quelli che lo sono). Questa la situazione della Pubblica amministrazione oggi; cui fa da contraltare la necessità impellente di fornire servizi sempre più efficienti e progetti innovativi, all’altezza dell’Europa della quale il Paese fa parte.

Una possibile soluzione che si presenta sulla scena, in grado di colmare il gap tra progettualità e risorse, si chiamaCivic Crowdfunding, il moderno sistema di finanziamento collettivo delle opere pubbliche che trova risorse tra i cittadini, al di fuori da budget e Bilanci pubblici. Una soluzione nuova e non molto conosciuta nel nostro Paese che cerchiamo di capire meglio grazie ad Alessio Barollo, architetto della sostenibilità e autore della guida: Il Civic  Crowdfunding – una proposta.

D. Civic Crowdfunding questo sconosciuto (solo in Italia!). Di cosa si tratta?

Il Civic crowdfunding è una forma di finanziamento collettivo di opere e progetti pubblici effettuato da cittadini, associazioni e società private, spesso in collaborazione con le Amministrazioni pubbliche. Si va a inserire nel mondo della pianificazione urbana, proponendo una possibile soluzione alla scarsità di capitali delle Amministrazioni locali e avviando processi di progettazione partecipata, alfabetizzazione digitale e feedback fra i portatori d’interesse. Nella maggior parte dei casi un Ente presenta un progetto di carattere pubblico in una delle piattaforme dedicate e attraverso strumenti on-line e off-line cerca di coinvolgere i cittadini nel finanziare l’opera. Le campagne crowd hanno tempi di svolgimento abbastanza brevi e sono guidate dalla trasparenza di informazioni e transazioni. Le ricompense che propongono vogliono portare un duplice risultato; dare un’ulteriore motivazione per effettuare la donazione e garantire la costruzione e lo sviluppo di opere condivise, rafforzando i legami fra i cittadini e i luoghi pubblici, aumentando il rispetto e la conservazione degli stessi.

D. In che modo il Civic crowdfunding può essere utile alla Pa e, quindi, ai cittadini?

Il Civic crowdfunding va incontro a due dei vari problemi che un’Amministrazione affronta lungo la sua legislatura: la scarsità di finanziamento per interventi di tipo pubblico e la perdita di fiducia da parte dei cittadini verso La Pa. Il crowdfunding civico è, a tutti gli effetti, una forma di governo partecipativo, dove i cittadini hanno la possibilità di proporre, commentare, finanziare progetti di carattere pubblico. L’obiettivo è favorire il feedback fra le parti, amministrazione da un lato e cittadini, associazioni e imprese private dall’altro,con lo scopo comune di migliorare la comunità locale. Inoltre, grazie al web 2.0 e alla natura “social” del Civic crowdfunding contemporaneo il tutto è guidato da una maggior trasparenza. Infatti i cittadini hanno accesso a tutte le informazioni su come viene usato il denaro raccolto. Nel 2011 un gruppo nutrito di cittadini di Detroit è riuscita con i metodi crowdfunding a raccogliere la cifra di circa 60 mila dollari, con l’idea di costruire davanti la stazione centrale (edificio simbolo per la città) la statua del celebre personaggio di fantascienza Robocop. Per fortuna l’Amministrazione ha bloccato questa iniziativa ritenendo che i fondi sarebbero stati utili per problemi più urgenti. Questo aneddoto per dire che deve esistere un struttura scientifico-culturale che verifichi le proposte fatte da cittadinanza e associazioni, struttura che dialogherà in modo attivo con le parti coinvolte secondo i principi che stanno alla base dei metodi crowd come avviene già, per esempio, a NYC, Boston, Philadelphia.

D. Sinteticamente, tre buone ragioni per promuovere il Crowdfunding.

Crea processi, sviluppa idee e promuove la cultura. Crea processi perché favorisce la formazione di una community che crede nell’idea proposta, permette il dialogo fra le parti coinvolte favorendo lo sviluppo del progetto e la sua implementazione. I cittadini non vengono più visti esclusivamente come ricettori di servizi ma come sorgenti di idee. Sviluppa idee perché non è solo un modo per raccogliere finanziamenti, bensì per fare ricerca di mercato, in quanto fa emergere una domanda che spesso non potrebbe essere individuata in altro modo. Promuove la cultura perché attraverso esso molti utenti imparano e diffondono un uso attivo del web 2.0, favorendo l’alfabetizzazione digitale grazie ai passaggi reciproci fra mondo on-line e off-line svolti durante lo sviluppo delle campagne crowdfunding. Per tutto questo penso che i valori e le alternative che i metodi crowd presentano debbano essere portati nelle scuole. Non per convincere i ragazzi a guadagnare qualsiasi cifra con ogni tipo di idea strampalata, ma per far capire loro che lo sviluppo passa attraverso un processo di scambio fra le parti e che collaborare per scopi comuni può fare la differenza in futuro.

D. Da dove deve cominciare una Pa che desidera utilizzare questo sistema di finanziamento collettivo? Quali gli step?

Le PA che volessero utilizzare questi metodi dovrebbero a mio avviso creare al loro interno una struttura che conosca e sappia gestire i modelli crowd (campagna, raccolta delle idee, utilizzo metodi di comunicazione on-line e off-line). Necessitano di portali web e canali social che sappiano dialogare con cittadini e che si presentino attivi in rete e non solo come vetrine (ndr. un esempio al link http://www.slideshare.net/Blogmeter/social-pa-2013ver12). Le città con una presenza radicata nel territorio di associazioni che coinvolgono attivamente i cittadini su questioni di tipo pubblico e che collaborano attivamente con l’Amministrazione, quali ad esempio i comuni aderenti al piano Agenda 21, rappresentano sicuramente un terreno fertile per il finanziamento condiviso. Un mano la possono sicuramente dare associazioni come ICN (Italian Crowdfunding Network), di cui faccio parte, e che ha l’obiettivo di diffondere la cultura del crowdfunding in Italia attraverso un apporto attivo ai portatori d’interesse.

D. Consigli per gli acquisti: come scegliere la piattaforma giusta?

Dall’ultima analisi sul mondo delle piattaforme crowdfunding (http://www.slideshare.net/crowdfuture/analisi-delle-piattaforme-di-crowdfunding-italiane-aprile-2013) risulta che le piattaforme sono in crescita in Italia, ma nessuna per ora si occupa esplicitamente dell’ambito civico e di riqualificazione urbana. I progetti pubblici sviluppati sono di carattere principalmente culturale, vedi ad esempio Palazzo Madama a Torino o la Biennale d’Arte a Venezia. Nel report scritto insieme a Daniela Castrataro proponiamo un modello di piattaforma possibile da sviluppare nel territorio nazionale, basata sulla collaborazione come elemento chiave di sviluppo e finanziamento di un’idea. Naturalmente per quanto riguarda l’eventuale utilizzo del prestito finanziario sotto forma di crowd-lending la cosa dovrebbe essere normata come sta avvenendo in questi mesi con il crowfunding equity based. Mentre sia per l’utilizzo del reward based in ambito pubblico sia per le fasi di proposta e gestione del progetto il modello è attuabile fin da ora.

D. Quali resistenze ne impediscono la diffusione in Italia?

E’ un modello che nasce con la capacità di coinvolgere i cittadini sulla forza di un progetto generativo e in cui si riconoscano. Ma prende la forma attuale sfruttando le potenzialità del web 2.0, quindi la mancanza di alfabetizzazione digitale, il digital divide e l’uso non attivo delle rete internet sia da parte delle Amministrazioni che dei cittadini sono tutti caratteristiche che si oppongono al Crowdfunding. Altri elementi che ne impediscono la diffusione possono essere la mancanza da parte della PA di un atteggiamento collaborativo con le associazioni e con i cittadini in tema di lavori pubblici e la difficoltà a gestire campagne e progetti che si basano su metodi innovativi.

D. Case history d’eccezione. Un esempio per tutti in grado di convincere un sindaco…

Vorrei citarne due per dare una visione più completa. Il progetto per la costruzione di una passerella pedonale a Rotterdam, il cui progetto comprende il legame verso il luogo di appartenenza da parte dei cittadini, che in questo modo possono riappropriarsi di una parte di città che veniva loro preclusa da una strada statale ad altro traffico. E il portale www.changeby.us dell’Amministrazione di NYC che ha portato l’Ente a sviluppare in modo condiviso le linee guida per la crescita sostenibile della città, attraverso un sistema di raccolta idee orizzontale, facile ed immediato.

Intervista pubblicata in originale su Comunicare la PA 

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