SMART(IES): LO SVILUPPO DI CITTA’ CREATIVE

Novembre 2013

di Alessio Barollo

Liberi appunti e spunti tratti dalla conferenza e  l’incontro fra Andrea Granelli e Charles Landry.

Astuzia, acutezza animale, essere in grado di risolvere problemi in modo istantaneo usando l’ingegno e la visione a lungo tempo.  Questi aggettivi fanno riferimento al concetto greco di “metis“, e se dovessi raccontarvi una storia con protagonista Ulisse sarebbe molto appropriato, vista che era una delle sue qualità. Ma se dovessi invece legarla al concetto di città o di smartcity?

Lo sviluppo di una città sarà sempre più legato alla capacità di non considerare solamente un singolo problema specifico ma a quello di saper utilizzare la conoscenza (open data) per aver la visione più ampia possibile del processo e aver la capacità di cambiare la strategia in modo istantaneo (o meglio simultaneo) interfacciando direttamente le conoscenze, le esperienze e i punti di vista di cittadini, bambini, senzatetto, amministratori, manager, operai…

Fare la città è come fare a maglia“, progetto, tecnica, saper tornare indietro e ricominciare. Fare la città è un opera incompiuta perchè è fatta da un alto numero di variabili non (sempre) in connessione fra loro, forse è proprio per questo che “la smart city va fatta nelle periferie“.

Città 1.0. Hardware: gli amministratori decidono il funzionamento della città. Le funzioni vanno separate. La forza è dell’automobile.

Città 2.0. Hardware + Software: la città è un luogo emotivo, dove la cultura, la conoscenza e le relazioni ne sono il fondamento.

Città 3.0. Città Ubiqua: nuovo tipo di attrattiva basata sulle comunicazioni. Ispirati al locale e orientati al globale. (questo mi ricorda l’illustrazione di Koolhas in Delirius NY in cui gli architetti guardavano all’Europa ma si muovevano verso l’America, vedi immagine)

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In tutto questo esiste uno scoglio: la burocrazia, in alcune occasione le PA hanno dimostrato coraggio, ma molto spesso no, perchè le soluzioni da apportare sono “controintuitive”, si tratta di raccolgiere l’essenza della città e portarla all’interno di una storia, all’interno di una visione. Ma forse anche la burocrazia grazie all’intuizione delle persone e dei cittadini può diventare creativa (creativa non è evasione) facendola entrare in un processo che la spinge verso il cambio.

Usiamo la metis, coniughiamola con l’innovazione e con la responsabilità estetica di affermare “questo è bello e questo è brutto” e otterremo la smart city.

 

 

 

 

LANDRY

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Un pensiero su “SMART(IES): LO SVILUPPO DI CITTA’ CREATIVE

  1. Il principio del METIS greco ricorda molto quello che Bergson definiva ‘intuito’, ovvero la capacità di elaborare il presente (in corso di attuazione) piuttosto che la ‘materia morta’ del passato (su cui l’intelligenza è in grado di operare, ma senza speranza di uscirne). E bravo Barollo!

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