CIVIC CCROWDFUNDING: una prova di coraggio e consapevolezza

Novembre 2013

di Alessio Barollo

Sviluppare la città su un modello crowdfunding è un salto culturale, di business e di scala. Non poco direi, ma in fondo pochissimo rispetto ai risultati che può portare in termini di innovazione sociale, di consapevolezza nell’uso del denaro e della forza di creare comunità più coese ed inclusive.

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Ok il progetto per riqualificare lo spazio urbano non è propriamente come sviluppare una lampada o un cd, qui la scala conta e come. Costruire un edificio (come in Colombia) o una passerella pedonale (a Rotterdam) o restaurare 4 Km di portici (a Bologna) tende a coinvolgere principalmente la comunità locale in quanto è quella direttamente presa in causa (o semplicemente perchè non ho interesse ai problemi delle altre città mi bastano quelli della mia). La comunità locale non è fatta solo da “innovatori” o persone alfabetizzate dal punto di vista digitale o attive in internet o connesse a internet. I protagonisti della città sono i vari e molteplici, cittadini, associazioni, imprese e industrie e amministrazioni, come fare per coinvolgerli? Rendendoli consapevoli del progetto e ma soprattutto delle potenzialità del metodo.

CIVIC CROWDFUNDING HACKING THE CITY BUROCRAZIA CREATIVA

La passerella pedonale che sta per essere ultimata a in Olanda permetterà non solo di attraversare una strada ad alto traffico ma è/sarà un volano per rilanciare l’economia di alcuni quartieri in cui prima come unici clienti o inquilini vi erano fari luminosi e PM10. Inoltre se si vanno a vedere i sostenitori e finanziatori del (visto che il crowdfunding è prima di tutto trasparenza e condivisione) vedremo che una buona parte viene da aziende che ha “comprato” (donato e ricevuto come ricompensa in realtà) le assi di legno personalizzabili utilizzate come ricompensa. Sono imprese che hanno voluto mettere il loro nome su centinaia di esse creando un nuovo tipo di marketing ad alto contenuto sociale. Gli abitanti di Rotterdam non erano di certo esclusi dal processo visto che vedevano i loro contributi diventare realtà step dopo step e vedevano la città trasformata secondo i loro gusti, una nuova forma di hackeraggio controllato (in modo da non infrangere la legge e stabilendo un ordine di importanza dei progetti) della città.

Scopriamo poi che condividere un progetto per la città favorisce anche la ricerca. Un gruppo di architetti e designer a NYC ha pensato che sarebbe stato interessante costruire una piscina pubblica all’interno del Hudson River usando particolari filtri per purificare la non troppo salubre acqua del fiume. Proprio questi particolare sistema di purificazione ha fatto partecipare vari istituti di ricerca pubblici e privati nella veste di maggiori “sostenitori/donatori” proprio per favorire la realizzazione dei filtri e poterli magari usare poi per altri scopi.

Questo nuovo modello di progettazione partecipata fa fare enormi salti di qualità ai progetti pubblici, cosa che raramente e difficilmente succede in un ufficio tecnico comunale. C’è la voglia di fare ma spesso siamo bloccati da difficoltà di accesso ai fondi o di burocrazia, questo è un metodo per fare, e fare è connettere. Charles Landry raccontava in una sua conferenza che a Mosca era molto difficile aprire un bar per via della mole di “documenti” da preparare e per le spese necessarie per preparali. Un giorno un’intera via della città in protesta con questo decise di trasformare lo spazio davanti casa in un bar per l’intera giornata. La strategia ebbe molto successo e l’amministrazione non poté non tenere in considerazione la cosa e decise di semplificare i regolamenti a riguardo.

La spinta proveniente “dal basso” può dare un tono di creatività anche alla burocrazia rendendo consapevole le amministrazioni di alcune priorità oppure aiutando a fare delle scelte condivise.

Ma io pago le tasse per opere pubbliche!

Verissimo ma con il civic crowdfunding i cittadini hanno un ritorno di:

  • Tempo (nella progettazione e realizzazione)
  • Sociale/ambientale (per la trasparenza del processo e per il beneficio alla comunità che ne può usufruire)
  • Economico/materiale (per le rewards che vengono consegnate)
  • Personale (perchè ci si sente partecipe della personalizzazione di una parte di città)

Tutto questo richiede coraggio e consapevolezza ma può cambiare il modo di fare la città.

Ulteriori approfondimenti in questo articolo.

Post in originale pubblicato su ICN blog

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