LO FATE GIA’ MA NON LO SAPETE, CROWDSOURCING

Novembre 2013

di Alessio Barollo

Guardate il video. Tanto se una volta avete acceso la TV sicuramente lo avete già visto.

Gabriele Salvatores stanco di fare le coperte di patchwork decise di cambiare modo di fare un film. Decide di farsi mandare pezzi di storia di vita dagli italiani che girando un video con qualsiasi strumento a disposizione lo caricano in una piattaforma web apposita e poi lui provvederà a rendere tutti i racconti una storia unica.

Ma perchè dovrei mandare un video a Salvatores?

A questa domanda risponde Cristian De Sica: “…entrerai a far parte della storia del cinema italiano…”, ah però! penso, mica male!. Quindi entrerò nella community di persone che fanno parte del cinema, mi sentirò uno di loro. (qualcuno dice che lo utilizzerà per abbordare le ragazze) 

Questa storiella, questa pubblicità e questo progetto si basano su una metodologia innovativa, il crowdsourcing, che detto così può spaventare molti ma raccontato come fanno i famosi testimonial del video sembra una cosa del tutto normale che quasi siamo abituati a fare da sempre (o almeno da quando c’è internet e una telecamera montata su di un cellulare).

Ora riguardate il video e scoprirete questi aspetti:

  • l’idea deriva da un processo creativo
  • le persone non solo più utilizzatori di servizi ma sorgenti di idee
  • richiesta di partecipazione
  • soddisfazione nel diventare parte di una comunità estesa
  • utilizzo di una piattaforma web

Ora conoscete il crowdsourcing, datevi da fare, condividere è progresso!

Per altri esempi guardate qui.

  

Annunci

BE CITY SMART

Ottobre 2013

be city smart

Territorio, sguardo, cartografia, tessuto sociale, legami, sono solo alcune delle parole che possono essere usate per descrivere una città, ma pensereste mai che sono anche le parole per raccontare una smart city? In un paesaggio geografico e temporale caratterizzato da molteplicità identitarie, da differenza territoriali, e da crisi di modelli interpretativi e progettuali, è forse poco produttivo restare su posizioni definite a priori. Con tutta probabilità non stiamo attraversando una fase, una crisi; siamo di fatto entrati in un mondo nuovo, con nuove modalità anche professionali. Si tratta in fondo di hackerare l’esistente: ovvero guardare ai nostri stessi strumenti con la curiosità del bambino e con l’attenzione dello studioso, considerando ogni valore urbano alla stregua di una fonte di energia da ricollegare ad un circuito sociale, per il quale occorre con urgenza individuare un patrimonio culturale comune e paradigmi condivisi, volti alla riattivazione del nostro territorio nazionale, così ricco di differenze, così particolare nel tessuto sociale. Attraverso “Be city Smart!” i Giovani Architetti di Padova e Provincia (Gi.Ar.P.) propongono ad amministratori e professionisti operanti sul territorio (architetti, pianificatori, geografi, sociologi e innovatori) le principali linee guida riguardanti lo sviluppo futuro delle città, passando dal modello novecentesco ad una città consapevole, guidata dalla sinergia tra cittadini, amministrazione e tecnologie.

 

Ecco dove trovate il catalogo Be City Smart 

RISO VERDE PER 4 PERSONE – crowdfuture 2013

ottobre 2013

di Alessio Barollo

…e se raccontassi cosi quello che è successo a Crowdfuture 2013?

  • PROGETTO: risotto
  • DEFINIZIONE PROGETTO: preparare un risotto che piaccia ai miei 4 nuovi amici ma non conosco i loro gusti
  • LINEE GUIDA: chiedo ai venditori del mercato (che giornalmente si rapportano con le persone) quali sono i risotti più preparati
  • SELEZIONE RISULTATI: riso verde con spinaci e prosciutto
  • COMPONENTI DEL PROBLEMA: riso, spinaci, prosciutto, cipolla, olio, sale pepe, brodo
  • RACCOLTA DATI: c’è qualche altra persona che lo ha già fatto?
  • ANALISI DEI DATI: come lo ha fatto? cosa posso imparare da lei? può insegnarmi a farlo?
  • MATERIALI: ho tutti gli ingredienti? chiedo ai vicini
  • CREATIVITA’: In cambio di uno o più ingredienti prometto un assaggio di riso o di insegnargli a farlo
  • SPERIMENTAZIONE DEI MATERIALI: prove e assaggi
  • MODELLI: campione definitivo
  • VERIFICA: buono, posso servire
  • SOLUZIONE: riso verde servito su piatto caldo
  • ANALISI SOLUZIONE: chiedo se è piaciuto
  • VERIFICA ANALISI SOLUZIONE: posso continuare a cucinare per gli amici

Sabato 19 ottobre a Roma ho provato con alcuni amici e colleghi a fare un risotto. Ma avevamo un problema, in quanto dovevamo farlo per un numero di partecipanti imprecisato ma soprattutto di cui non conoscevamo il gusto. Abbiamo quindi iniziato a discutere su quali fossero le dinamiche più adatte per raggiungere l’obiettivo.

Tim si vantava che in America avevano i più grandi ristoranti di risotto al mondo e addirittura la gente poteva andare li a proporre una propria ricetta e quelle che ricevevano più consensi si portavano a casa un premio. Basando la sua esperienza su questo ha iniziato a proporre una sua ricetta, il problema è che la raccontava in inglese e ciò la rendeva forse affascinante all’ascolto ma poco popolare in Italia.

Che fare? Angelo propone di coinvolgere gli altri che erano intorno a noi convinto che se invece di imporre una ricetta la facciamo rientrare in un processo di co-creazione magari viene meglio, infondo “o il risotto è popolare o non lo è!” Se vogliamo veramente fare un piatto che piaccia il più possibile dobbiamo fare una cucina più collettiva, senza imporla dall’alto.

Stefano che pensa più al lato economico sognava già che questo avrebbe cambiato il modo di gestire i ristoranti strutturando processi totalmente nuovi.

Giustamente Emmanuele ci ricorda di fare attenzione, in quanto un tipo di risotto sarebbe stato molto apprezzato in questo contesto romano ma se avessimo voluto portare lo stesso a Torino le cose sarebbero state diverse, perché ogni luogo ha proprie caratteristiche e particolarità. Sono proprio questi legami che vanno sfruttati per creare un grande piatto di cucina condiviso.

Francesco mi ricorda che le persone sarebbero disposte a pagare l’appartenenza ad una comunità e che quindi se fossimo stati in grado di coinvolgere anche gli altri che cucinano piatti diversi dal risotto forse era possibile ottenere un mix di ricette e consigli che avrebbero fatto grande tutta la cucina italiana.

Siccome però ci eravamo persi in chiacchiere e si era fatto tardi Chiara prese in mano la situazione e al grido di “il nostro risotto salverà la cucina italiana” si mise (finalmente) ai fornelli.

Mi scuso con Bruno Munari se mi sono permesso di modificare un suo testo e di raccontarlo come ho fatto. Il mio è solo un tentativo, o forse una provocazione per alcuni, di cambiare il modo in cui si raccontano le cose. Durante la track sul civic crowdfunding all’interno di Crowdfuture 2013, il risultato a cui siamo arrivati è quello che questo tipo di processi hanno bisogno di una comunità. Questa deve essere più ampia possibile in modo tale da rafforzare il progetto stesso, e per essere più ampia possibile forse si necessita di un cambio di linguaggio. E’ vero che le parti coinvolte sono molte, sono tutte quelle che si occupano dello sviluppo della città, e che ciò rende più complesso il meccanismo di collaborazione ma c’è da dire che tutti sappiamo cos’è un risotto e forse tutti presto sapremo cosa significa crowdfunding.

Ecco la versione ufficiale di quello che è successo a Roma, e se non vi basta leggete anche l’analisi sulle piattaforme italiane aggiornata a ottobre 2013.

CROWDFUTURE 2013: CAMBIAMO IL MODO DI FARE LA CITTA’

Ottobre 2013

di Alessio Barollo

Introdurre il crowdfunding in Italia? Ci ha pensato la conferenza del 2012. Con questa nuova edizione l’obiettivo che ci siamo prefissati Tim ed io è quello di mettere insieme e far confrontare esperti provenienti da vari settori (economia, informatica, architettura, crowdfunding) accomunati da progetti o idee che riguardano le potenzialità delle communities (sia online che offline) per sviluppare, realizzare e finanziare progetti condivisi. Condivisi fra i portatori d’interesse che si occupano del futuro della città, mi riferisco a cittadini (ovviamente), amministrazioni, associazioni e imprese. Quello che mi piacerebbe ottenere dai loro contributi sono delle vision e delle prospettive per diffondere metodi di progettazione partecipata 2.0, di cui il civic crowdfunding fa parte in Italia, attraverso esempi e proposte.

XXXXXXX

Tentiamo di proiettare il metodo ad un futuro possibile per fornire un’alternativa di sviluppo e lo facciamo cercando di proporre soluzioni per sbloccare la creatività della comunità e dimostrare che l’innovazione può essere in grado di sostenerci. Ne parlerà Francesco Cingolani, architetto, blogger e tra i principali esperti e studiosi di progettazione partecipata in europa, ne è un esempio il progetto Dreamhamar.

Rimanendo nel mondo dell’architettura e della collaborazione avremo un contributo video da ZUS, che ha progettato e co-gestito uno dei più interessanti progetti di crowdfunding civico europeo o mondiale, mi riferisco alla passerella pedonale di Rotterdam e che propone il riutilizzo di edifici in disuso attraverso un’urbanistica “a tempo” (sentiremo dalle loro parole il significato), facendo aumentare così il loro valore immobiliare.

Ma il civic crowdfunding non punta esclusivamente alla realizzazione del manufatto quanto piuttosto a innescare una riqualificazione sociale tramite l’attivazione di progetti sociali e educativi. Dinamiche delle quali ci parlerà Emmanuele J. Pilia quale critico, curatore ed editore in ambito architettonico con particolare attenzione alle interazioni fra immaginario e città.

Di Angelo Rindone basta dire che è il fondatore delle prima piattaforma di crowdfunding al mondo, Produzioni dal Basso, nata ancora prima della parola “crowdfunding”, e questo basta per far capire le sue doti di innovatore a anticipatore dei tempi.

Non bisogna dimenticare l’aspetto economico, per questo abbiamo voluto la voce di Stefano Stortone che sperimenta direttamente attraverso il bilancio partecipativo l’utilizzo efficiente delle risorse ma soprattutto l’attivazione di processi di democrazia diretta/partecipativa, dove la partecipazione (attraverso il voto diretto e la delega) è rivolta a specifiche issues e/o progetti e non a persone e programmi politici.

Puntiamo sulle persone come elemento chiave di sviluppo per questo abbiamo deciso di farci raccontare il progetto Rhizomatica che mettono in condizione di poter comunicare e creare communities fornendo tecnologia mobile nei paesi in via di sviluppo.

Non vi basta? Nessun problema non è finita qui, perché per coordinare questo ricco parter ci siamo affidati alle mani esperte di Chiara Spinelli, un nome una garanzia quando si parla di crowdfunding, che metterà la sua esperienza ma soprattutto le sue idee al servizio di tutto il pubblico.

Tim, io (Alessio Barollo) e tutti i relatori siamo pronti a raccontare un nuovo modo di fare la città.

Post pubblicato in originale su Crowdfuture

LE AFFINITA’ ELETTIVE

Giugno 2013

di Alessio Barollo

Mi scuso con Goethe, ma non è mia intenzione parlarvi di amori tormentati o tragedie, anche perchè non mi sembra il contesto giusto. Preferisco raccontarvi le affinità che si instaurano fra tre metodologie di sviluppo sociale, economico e tecnologico: smart city, crowdsourcing e fab lab . Ho voluto definirle elettive per la loro capacità di compenetrarsi ed influenzarsi reciprocamente dando vita a un modello che può aiutarci meglio a capire il significato di sostenibilità.

AAAAAAAAAAA

L’attuale crisi economica e il diffondersi di tecniche e possibilità di sviluppo di processi orizzontali fa si che le persone abbiano visto una crescita esponenziale delle interazioni fra loro ma anche con strutture di un ordine superiore, mi riferisco a imprese e amministrazioni. Uno dei possibili salti di paradigma per superare lo stato attuale potrebbe essere quello di collaborare in modo più efficace ed incisivo sfruttando le potenzialità del web 2.0.

2005, Boston, MIT University, sta per iniziare il corso “How to make almost anything”, tenuto dal prof. Neil Gershenfeld, direttore del Centro di ricerca Atoms&Bits. Il corso nasce con l’idea di far imparare agli studenti di ingegneria l’utilizzo di macchine sofisticate e innovative (stampati 3D, macchine controllo numerico, macchine per taglio laser, ecc…), ma ben presto si è notato come a predominare fosse la creatività. Infatti era possibile grazie all’utilizzo di queste strumentazioni realizzare idee che fino a poco prima erano rimaste solo sulla carta.

Il messaggio che arriva dai Fab Lab è che tutte le persone del nostro pianeta non sono solo ricettori di tecnologie ma sono sorgenti. La vera opportunità è quella di imbrigliare il potenziale inventivo del mondo per progettare e produrre soluzioni ai problemi locali. Sulla base di ciò posso affermare che questi implementano i processi di crowdsourcing, open source, open data e alfabetizzazione digitale.

Crowdsourcing appunto, permettere alle persone di esprimere, usare, far fruttare le proprie idee. Sviluppare processi in modo condiviso con il sostegno delle rete internet e con la potenzialità del feedback continuo. Se lo decliniamo al settore finanziario diventa crowdfunding, e se permette lo sviluppo del territorio diventa civic crowdfunding. Si tratta di un vero e proprio cambiamento nella gestione urbanistica delle città che possono attingere da questo metodo in caso di mancanza di fondi ma soprattutto per amplificare processi di progettazione partecipata. Tante reti di persone, associazioni, imprese e PA che interagiscono fra loro con un scopo comune e con la massima risonanza informativa, risultato? intelligenza condivisa.

Cambiando di scala, la smart city non è definita come la città della intelligenza condivisa? del social crowd?

Quindi il crowdsourcing può rappresentare la testa della città e i fab lab il braccio, entrambi potrebbero rappresentare i motori della smart city, in grado di aggregare la comunità sulla base di idee e obiettivi, sviluppare nuove forme di lavoro e di economia e permettere di integrarsi con la strategia europea EU2020. “Una crescita intelligente è quella che promuove la conoscenza e l’innovazione come motori della nostra futura crescita. Ciò significa migliorare la qualità dell’istruzione, potenziare la ricerca in Europa, promuovere l’innovazione e il trasferimento delle conoscenze in tutta l’Unione, utilizzare in modo ottimale le tecnologie  dell’informazione e della comunicazione e fare in modo che le idee innovative si trasformino in nuovi prodotti e servizi tali da stimolare la crescita, …”

post pubblicato in originale su ICN blog

SIAMO DESIGNER O ARTIGIANI?

Agosto 2013

di Alessio Barollo

IMG_1542

Il progetto è un processo, il progetto non è un prodotto. Questo è il salto di paradigma che la crisi economica ha spietatamente messo in luce, anche se l’intuizione è della fine degli anni ’60 durante una famosa conferenza di Yale. Ormai sembra evidente che si deve creare un’interazione fra l’atto progettuale e quello pratico nel senso che il forte aumento di strutture come i fablab avvenuto negli ultimi anni (ultimi mesi in Italia) ha dimostrato un ritorno da parte delle persone a “metterci le mani”, nel senso che il prodotto nasce si dalla cultura, dallo studio e dalle esperienze personali ma che trasformare un oggetto plasmandolo con le proprie mani da molto più soddisfazione.

La novità non sta nella trasformazione fine a se stessa ma nel condividere l’idea rendendola social, inserirla all’interno di una community che condivida gli stessi principi, sviluppando un networking operativo che il web 2.0 favorisce e accelera. In base a questi input l’artigiano apre le porte del suo laboratorio per insegnare e imparare dai giovani designer, cercare relazioni con gli altri elementi che stanno nel processo produttivo del bene in questione.

La produzione si mescola con l’auto-produzione con l’obiettivo di diffondere questa cultura. Due progetti di auto-produzione e collaborazione portano con se i principi fin qui elencati, mi riferisco a Fattelo! e tagliaTU.
Fattelo! è un idea nata da quattro ragazzi italiani basata sulla possibilità di costruirsi una lampada, in modalità open source, partendo da una scatola da pizza, portando il design a portata di tutti in quanto tutti potevano tracciare, tagliare, piegare incastrare, collegare…

Questa opportunità ha fatto si che il progetto riuscisse ad aggregare una community intorno all’idea di base e che metodi innovativi come il crowdfunding la facessero diventare una forma di lavoro. Come la lampada può essere costruita a casa propria ma può essere anche acquistata rendendo il progetto scalabile dal punto di vista economico nel senso che parte dal DIY – Do it yourself per arrivare ad essere una vera e propria forma di business.

Altro esempio che si inserisce fra il mondo del “recupera! ricicla! riusa!” e quello dell’autoproduzione è quello di tagliaTU. Qui il lavoro artigiano non è più legato al retail ma alla sartoria, in quanto permette a tutti di trasformare delle vecchie t-shirt in tanti altri prodotti nuovi e più utilizzabili.

CIMG4718_3

Nasce da un’idea mia in collaborazione con la giovane sarta Federica e navigando fra le metodologie del gioco e della creatività costruisce un contenitore on-line dal quale attingere le istruzioni open source per tagliare le magliette, fornendo anche in questo caso consulenza, aiuti tecnici e pratici. Come il precedente anche questo progetto cerca la via del crowdfunding per poter essere realizzato.

Questi sono due degli esempi che il nuovo modo “del fare” coniugato con le nuove tecnologie porta in luce, ma sono anche un esempio di collaborazione in quanto iltagliaTU kit (scopritelo nel sito) diventa un vero e proprio prodotto di design in quanto con Fattelo! può essere trasformato in una lampada da tavolo.

A questo punto cosa aspettate? Sosteneteci e diventate portavoce di una nuova cultura del fare!

articolo pubblicato in originale su ON/OFF magazine

 

CIVIC CF: UNA NUOVA OPPORTUNITA’ DI PIANIFICAZIONE URBANA PER LA PA CHE VUOLE CRESCERE

CCF-2

Maggio 2013

Scarsità di risorse finanziarie, spending review, budget zero per i progetti non indispensabili (e talvolta anche per quelli che lo sono). Questa la situazione della Pubblica amministrazione oggi; cui fa da contraltare la necessità impellente di fornire servizi sempre più efficienti e progetti innovativi, all’altezza dell’Europa della quale il Paese fa parte.

Una possibile soluzione che si presenta sulla scena, in grado di colmare il gap tra progettualità e risorse, si chiamaCivic Crowdfunding, il moderno sistema di finanziamento collettivo delle opere pubbliche che trova risorse tra i cittadini, al di fuori da budget e Bilanci pubblici. Una soluzione nuova e non molto conosciuta nel nostro Paese che cerchiamo di capire meglio grazie ad Alessio Barollo, architetto della sostenibilità e autore della guida: Il Civic  Crowdfunding – una proposta.

D. Civic Crowdfunding questo sconosciuto (solo in Italia!). Di cosa si tratta?

Il Civic crowdfunding è una forma di finanziamento collettivo di opere e progetti pubblici effettuato da cittadini, associazioni e società private, spesso in collaborazione con le Amministrazioni pubbliche. Si va a inserire nel mondo della pianificazione urbana, proponendo una possibile soluzione alla scarsità di capitali delle Amministrazioni locali e avviando processi di progettazione partecipata, alfabetizzazione digitale e feedback fra i portatori d’interesse. Nella maggior parte dei casi un Ente presenta un progetto di carattere pubblico in una delle piattaforme dedicate e attraverso strumenti on-line e off-line cerca di coinvolgere i cittadini nel finanziare l’opera. Le campagne crowd hanno tempi di svolgimento abbastanza brevi e sono guidate dalla trasparenza di informazioni e transazioni. Le ricompense che propongono vogliono portare un duplice risultato; dare un’ulteriore motivazione per effettuare la donazione e garantire la costruzione e lo sviluppo di opere condivise, rafforzando i legami fra i cittadini e i luoghi pubblici, aumentando il rispetto e la conservazione degli stessi.

D. In che modo il Civic crowdfunding può essere utile alla Pa e, quindi, ai cittadini?

Il Civic crowdfunding va incontro a due dei vari problemi che un’Amministrazione affronta lungo la sua legislatura: la scarsità di finanziamento per interventi di tipo pubblico e la perdita di fiducia da parte dei cittadini verso La Pa. Il crowdfunding civico è, a tutti gli effetti, una forma di governo partecipativo, dove i cittadini hanno la possibilità di proporre, commentare, finanziare progetti di carattere pubblico. L’obiettivo è favorire il feedback fra le parti, amministrazione da un lato e cittadini, associazioni e imprese private dall’altro,con lo scopo comune di migliorare la comunità locale. Inoltre, grazie al web 2.0 e alla natura “social” del Civic crowdfunding contemporaneo il tutto è guidato da una maggior trasparenza. Infatti i cittadini hanno accesso a tutte le informazioni su come viene usato il denaro raccolto. Nel 2011 un gruppo nutrito di cittadini di Detroit è riuscita con i metodi crowdfunding a raccogliere la cifra di circa 60 mila dollari, con l’idea di costruire davanti la stazione centrale (edificio simbolo per la città) la statua del celebre personaggio di fantascienza Robocop. Per fortuna l’Amministrazione ha bloccato questa iniziativa ritenendo che i fondi sarebbero stati utili per problemi più urgenti. Questo aneddoto per dire che deve esistere un struttura scientifico-culturale che verifichi le proposte fatte da cittadinanza e associazioni, struttura che dialogherà in modo attivo con le parti coinvolte secondo i principi che stanno alla base dei metodi crowd come avviene già, per esempio, a NYC, Boston, Philadelphia.

D. Sinteticamente, tre buone ragioni per promuovere il Crowdfunding.

Crea processi, sviluppa idee e promuove la cultura. Crea processi perché favorisce la formazione di una community che crede nell’idea proposta, permette il dialogo fra le parti coinvolte favorendo lo sviluppo del progetto e la sua implementazione. I cittadini non vengono più visti esclusivamente come ricettori di servizi ma come sorgenti di idee. Sviluppa idee perché non è solo un modo per raccogliere finanziamenti, bensì per fare ricerca di mercato, in quanto fa emergere una domanda che spesso non potrebbe essere individuata in altro modo. Promuove la cultura perché attraverso esso molti utenti imparano e diffondono un uso attivo del web 2.0, favorendo l’alfabetizzazione digitale grazie ai passaggi reciproci fra mondo on-line e off-line svolti durante lo sviluppo delle campagne crowdfunding. Per tutto questo penso che i valori e le alternative che i metodi crowd presentano debbano essere portati nelle scuole. Non per convincere i ragazzi a guadagnare qualsiasi cifra con ogni tipo di idea strampalata, ma per far capire loro che lo sviluppo passa attraverso un processo di scambio fra le parti e che collaborare per scopi comuni può fare la differenza in futuro.

D. Da dove deve cominciare una Pa che desidera utilizzare questo sistema di finanziamento collettivo? Quali gli step?

Le PA che volessero utilizzare questi metodi dovrebbero a mio avviso creare al loro interno una struttura che conosca e sappia gestire i modelli crowd (campagna, raccolta delle idee, utilizzo metodi di comunicazione on-line e off-line). Necessitano di portali web e canali social che sappiano dialogare con cittadini e che si presentino attivi in rete e non solo come vetrine (ndr. un esempio al link http://www.slideshare.net/Blogmeter/social-pa-2013ver12). Le città con una presenza radicata nel territorio di associazioni che coinvolgono attivamente i cittadini su questioni di tipo pubblico e che collaborano attivamente con l’Amministrazione, quali ad esempio i comuni aderenti al piano Agenda 21, rappresentano sicuramente un terreno fertile per il finanziamento condiviso. Un mano la possono sicuramente dare associazioni come ICN (Italian Crowdfunding Network), di cui faccio parte, e che ha l’obiettivo di diffondere la cultura del crowdfunding in Italia attraverso un apporto attivo ai portatori d’interesse.

D. Consigli per gli acquisti: come scegliere la piattaforma giusta?

Dall’ultima analisi sul mondo delle piattaforme crowdfunding (http://www.slideshare.net/crowdfuture/analisi-delle-piattaforme-di-crowdfunding-italiane-aprile-2013) risulta che le piattaforme sono in crescita in Italia, ma nessuna per ora si occupa esplicitamente dell’ambito civico e di riqualificazione urbana. I progetti pubblici sviluppati sono di carattere principalmente culturale, vedi ad esempio Palazzo Madama a Torino o la Biennale d’Arte a Venezia. Nel report scritto insieme a Daniela Castrataro proponiamo un modello di piattaforma possibile da sviluppare nel territorio nazionale, basata sulla collaborazione come elemento chiave di sviluppo e finanziamento di un’idea. Naturalmente per quanto riguarda l’eventuale utilizzo del prestito finanziario sotto forma di crowd-lending la cosa dovrebbe essere normata come sta avvenendo in questi mesi con il crowfunding equity based. Mentre sia per l’utilizzo del reward based in ambito pubblico sia per le fasi di proposta e gestione del progetto il modello è attuabile fin da ora.

D. Quali resistenze ne impediscono la diffusione in Italia?

E’ un modello che nasce con la capacità di coinvolgere i cittadini sulla forza di un progetto generativo e in cui si riconoscano. Ma prende la forma attuale sfruttando le potenzialità del web 2.0, quindi la mancanza di alfabetizzazione digitale, il digital divide e l’uso non attivo delle rete internet sia da parte delle Amministrazioni che dei cittadini sono tutti caratteristiche che si oppongono al Crowdfunding. Altri elementi che ne impediscono la diffusione possono essere la mancanza da parte della PA di un atteggiamento collaborativo con le associazioni e con i cittadini in tema di lavori pubblici e la difficoltà a gestire campagne e progetti che si basano su metodi innovativi.

D. Case history d’eccezione. Un esempio per tutti in grado di convincere un sindaco…

Vorrei citarne due per dare una visione più completa. Il progetto per la costruzione di una passerella pedonale a Rotterdam, il cui progetto comprende il legame verso il luogo di appartenenza da parte dei cittadini, che in questo modo possono riappropriarsi di una parte di città che veniva loro preclusa da una strada statale ad altro traffico. E il portale www.changeby.us dell’Amministrazione di NYC che ha portato l’Ente a sviluppare in modo condiviso le linee guida per la crescita sostenibile della città, attraverso un sistema di raccolta idee orizzontale, facile ed immediato.

Intervista pubblicata in originale su Comunicare la PA