LA COMPRENSIONE RICHIEDE PIU’ CHE GLI OCCHI

Dicembre 2013 

di Alessio Barollo

LEGO-02

Nell’ultimo mese o poco più, molti hanno visto le loro bacheche Facebook riempirsi di strani fumetti che ritraevano i loro amici in versione avatar e alle prese con le situazioni più strane, divertenti, comuni, noiose o insolite. Tutto dovuto a una simpatica invenzione, bitstrips, che trasforma i nostri post in un immagine.

Che palle! diranno i più raffinati, ma se provassimo a cambiare punto di vista? A mio parere questa è tra le innovazioni che il nuovo modo di comunicare che i social network ci hanno insegnato a fare più o meno volontariamente, ha apportato al nostro modo di scrivere “status”. Infondo un’immagine vale più di mille parole, diceva un proverbio, quindi se lo vediamo come la capacità di saper raccontare una nostra idea, una nostra sensazione, una nostra attività non a parole ma con gli occhi delle persone che la vedono (e in modo molto veloce da realizzare), non può che essere un nuovo efficacie tentativo di comunicazione.

Ma se non fossero solo le “normali” persone a utilizzarla, se lo facessero anche le amministrazioni per raccontare la città che guidano, le attività che fanno o semplicemente per relazionarsi con i loro cittadini? Risulterebbe forse più efficacie, a volte più diretto e, sono convinto, soprattutto più inclusivo.

Come dice l’amico e collega Nicola Preti in un suo post: “di sicuro le persone vogliono tram in orario, parchi puliti, una raccolta dei rifiuti efficace e ospedali efficienti; ma non che ogni cosa sia pianificata con così tanta precisione da non lasciare spazio all’affascinante regno della spontaneità che ha il potere di rendere vive le persone, libere di esprimere la loro vitalità, migliorando i quartieri.” La PA non deve aver paura di fare networking con i propri cittadini e per farlo deve per forza innovare, chissà magari passando per un simpatico fumetto.

Supponiamo di trovarci in un paese straniero, di non conoscere la lingua e di avere comunque bisogno di aiuto. All’inizio i nostri movimenti delle mani e le espressioni del viso trasmetteranno gran parte del nostro significato all’osservatore. L’ascoltatore perplesso cercherà bit di contenuto che egli possa capire e correlare alla sua lingua. Noi reagiremo alle sue reazioni e comincerà a svolgersi fra noi un linguaggio mimato. Questo linguaggio è nato dallo sforzo di comunicare.  N. Negroponte

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