NON CI SONO POSTI VUOTI IN UNA TAVOLA ROTONDA – la forma segue il sentiment(o)

Dicembre 2013

di Alessio Barollo

Without being smart, future cities cannot be sustainable. But without retrofitting them for happiness, they are bound to become centres of decay.” (Daniele Quercia)

PASSERELLA ROTT

Sarebbe utile per gli architetti sapere cosa rende felici le persone, i criteri attraverso i quali considerano una città bella, e di integrare tutti questi parametri di conoscenza nella pianificazione urbana. Difficilmente si può creare felicità in modo arbitrario, ma molto più facilmente si possono mettere i cittadini all’interno di processi che li portino a sentirsi protagonisti, migliorando il loro senso di partecipazione, azione, soddisfazione, condivisione e probabilmente felicità; felicità almeno nei confronti della città.

Ho parlato di processi e non di progetti, perchè questo termine ormai sta un po’ stretto, in quanto gli input sono molteplici e la soluzione sta nel fatto di saperle “sapientemente” legare gli uni agli altri in modo da ottenere un risultato che dia benefici da più parte (non solo da quello architettonico, o urbanistico, o solo estetico, o solo sociale o solo economico…). Ma quanto gli architetti sanno “progettare” per rispondere ai bisogni umani e realizzare le basi per una happy city? O quanto l’università sa predisporre alla gestione sapiente degli input? Forse possiamo imparare più da starbucks che da Calatrava?

Starbucks per progettare i propri caffè ha intervistato centinaia di bevitori di caffè chiedendogli cosa cercassero in un coffee shop, in questo modo ha scoperto che la maggior parte delle risposte non aveva niente a che fare con la bevanda calda ma si riferiva ad argomenti quali il relax e il senso di appartenenza, aggiungiamoci un po’ di tecnologia e il gioco e fatto.  Calatrava sembra non aver preso molto in considerazione gli utenti nei (alcuni) suoi progetti invece.

Grazie a nuove metodologie l’architettura sta tornando a connettere le persone, a connetterle fra loro, con il progetto e con l’economia. Le campagne di civic crowdfunding ne sono un esempio. Presto quando guarderemo una rivista di architettura non vedremo più solo splendidi edifici vuoti e perfette connessioni fra i materiale ma vedremo le connessioni fra le persone. E se sapremo oltre che fornire le opportunità anche comunicarlo nel modo giusto, il gioco è fatto. Ad esempio: se non comunico quanto figo è andare in bici invece che in macchina non ho aumentato (per negligenza) la mia impronta ecologica? E se non avessi  scritto uno splendido e-book sul cicloturismo e questo non venisse pubblicizzato dalla pubblica amministrazione, questa non sarebbe “complice” dell’inefficacia territoriale del ciclabile? (cit. @hardlain)

L’aggiunta in Google Maps dei percorsi pedonali, ciclistici e dei mezzi pubblici è stato il più grande “game-changer” per spingere le persone a camminare. Tuttavia, Maps restituisce il percorso più breve in base alla destinazione. Ma è necessariamente il percorso che ti farà più felice? Yahoo Labs attraverso le immagini geo-referenziate da urbangems.org sta costruendo nuovi algoritmi che trovano percorsi brevi che collegano punti felici (questi algoritmi attualmente funzionano solo per Londra). I modelli  in costruzione prevedono i voti degli utenti in modalità crowdsourcing provenienti dai tag con emozioni positive e negative di Flickr. Utilizzare il “sentiment” per guidare le persone o fare scelte urbanistiche, politiche o sociali.

Non ci sono posti vuoti in una tavola rotonda, la forma segue il sentiment(o).

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Un pensiero su “NON CI SONO POSTI VUOTI IN UNA TAVOLA ROTONDA – la forma segue il sentiment(o)

  1. Innanzitutto ringrazio per la citazione di uno dei miei scellerati commenti… Anche questo indica che il crouwsourcing è un atteggiamento utile per arrivare ad un focus collettivo sul tema! In merito alla felicità ricordo una riflessione (di qualche anno fa) in merito all’etimo ‘felix’, che in latino indicava il ‘produttivo’. In uno stato di natura (per semplificare) la felicità nasceva dall’abbondanza di cibo, oggi la questione è molto più nebulosa. Forse non c’è una vera ragione per imporre una riflessione su ‘produzione’ e ‘abbondanza’, ma senza dubbio andrebbe intrapresa una revisione del sistema di valori che ci permette di valutare questo surplus che va oltre la sopravvivenza pura. Perché senza capire (e considerare) che anche l’interazione, la collaborazione e la creatività possano essere elementi ‘a bilancio positivo’ per l’urbanità non credo sia possibile ritrovare alcuna ‘felicità’ urbana!

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