START UP CITY

di Alessio Barollo

E’ il momento di investire nell’intelligenza collettiva, come ha fatto e sta facendo il governatore dello stato di NY Andrew Cuomo, il quale promuovendo il programma Start–up city  rigenera, con l’ausilio delle università, la comunità metropolitana, grazie alla realizzazione di nuove infrastrutture urbane, tese a produrre e moltiplicare la creatività, ossia a creare valore attraverso il bene illimitato costituito dalla mente umana e dalla sua capacità di sviluppare socialità

startup

“Hundreds of business leaders and CEOs from around the globe have come together for the official launch of START-UP NY to take advantage of the most ambitious economic development program in New York State’s recent history,” Governor Cuomo said. “In a tax free environment, no one can match what New York has to offer. Businesses that are looking to startup or expand, and most importantly create jobs, should look no further. We are leveraging our world-class SUNY system and prestigious private universities to partner with new businesses, providing direct access to advanced research, development resources, experts in high-tech and other industries and all with zero taxes for ten whole years. With an opportunity like that, its no wonder that companies are lining up for the launch of START-UP NY.”

Il progetto vuole accelerare l’imprenditorialità e la creazione di posti lavoro su ampia scala, per farlo punta di mettere insieme mondo accademico con quello industriale e delle giovani startup. Infatti le aziende trovano posto all’interno degli spazi inutilizzati dei campus universitari o dei college, accedendo in questo modo a competenze e laboratori di ricerca avanzata.

Per partecipare ogni azienda deve aumentare e mantenere i posti di lavoro e:

  • Essere una nuova start-up
  • Essere una nuova azienda che si trasferisce nello stato di NYC
  • Essere un’azienda esistente e in espansione già presente nello stato di NYC, basta che dimostri di portare nuovi posti di lavoro

Sono escluse dal programma le imprese di vendita al dettaglio e all’ingrosso, ristoranti e hotel, studi legali, medici e le imprese produttrici di energia.

Con questo processo la PA prova a farsi promotrice di “caos creativo” puntando su capitale umano e impresa per rilanciare l’economia.

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IL CROWDFUNDING DIVENTA SEMPRE PIU’ CIVICO

di Alessio Barollo

HB2631, si chiama cosi la prima proposta di legge adottata da uno stato a favore del crowdfunding civico. 

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Mentre in Italia si parla di investimenti per trasformare piattaforme in “civiche”, come se il problema di questa forma di progettazione partecipata fosse esclusivamente quello tecnologico,  alle Hawaii il governo lancia un disegno di legge per cercare di istituzionalizzare progetti di crowdfunding civico. Ispirato da alcune campagne andate a buon esito come quello per la piscina sull’Hundson River (civic research) o quello per il bikesharing a Kansas City, nelle isole del surf hanno deciso attivare un percorso pilota con lo scopo di riqualificare le scuole locali, aumentando la partecipazione della comunità su progetti specifici e per capire la scalabilità dell’iniziativa.

“The purpose of this Act is to create a civic crowdfunding pilot program to be funded by the Hawaii 3R’s school repair and maintenance fund to increase community participation in the repair and maintenance of local schools and to test the feasibility of utilizing civic crowdfunding for other public projects in the department of education and other state departments.”

Nel testo di legge manca tutta la parte operativa su strumenti, risorse e specifiche economiche perciò i prossimi mesi saranno sicuramente interessanti da questo punto di vista.

Alcune PA avevano già loro pagine specifiche all’interno di piattaforme si crowdfunding, come ad esempio fa NY su Kickstarter, però la cosa interessante anche per il contesto italiano, secondo me, non sta nel fatto che debba per forza essere attivato da qualche amministratore pubblico “illuminato” ma nella forza del progetto quale attivatore di processi. Prima citavo il caso di Kansas City, da notare (come raccontato nei post precedenti), oltre all’attivazione sociale che la gare fra quartieri ha saputo innescare, il fatto che l’amministrazione dopo la buona riuscita delle campagne e il successivo finanziamento di molte stazione di bikesharing  ha messo in programma lo sviluppo di una rete di piste ciclabile che potesse collegare queste stazioni.

Come mostravo nella piramide del civic crowdfunding il sistema sembra esserci invertito, e proprio questa continuo scambio di posizioni fra chi attiva e chi utilizza potrebbe essere una chiave per il territorio italiano.

FARE E’ CONNETTERE, MA STAI SEDUTO E ASCOLTA VINCE ANCORA.

Sfida, divertimento, azione, sudore e risultato. Classico per un tranquillo lunedi a calcetto ma molto meno scontato se si tratta di riqualificazione urbana. Passare da cittadini a giocatori rischia di essere uno sforzo culturale più grande di quanto ci si possa aspettare.

A Kansas City ci hanno provato attivando il più grande “gioco” fra quartieri che la progettazione partecipata possa aver visto, se non per il numero di partecipanti sicuramente per il budget economico che il progetto mette in campo.  1 città, 10 quartieri, 1 obiettivo. Finanziare la costruzione di una rete di bike sharing, la cui costruzione richiede un investimento di un milione di dollari. Per cercare di stimolare i cittadini sono state create 10 campagne di crowdfunding, una per ogni quartiere della città e ogni quartiere ha il compito di raccogliere 100.000 dollari ciascuno. Anche qui ritroviamo quelli elementi di “crowd-marketing-sociale” che erano emersi già in altre campagne (ex. passerella pedonale di Rotterdam). 

kansas

Dividere la città in “squadre” con un unico obiettivo vuole avere l’effetto di non di mettere un quartiere contro l’altro ma di far si che i gruppi che sono più motivati, alfabetizzati digitalmente, consapevoli dei vantaggi del metodo, coinvolgano gli altri verso il target finale perchè la vittoria non è del singolo ma della collettività. 

Questo esempio di adatta perfettamente al motto “fare è connettere” che David Gauntlett ha sapientemente promosso nel suo libro riguardante la società dei makers e che io ho voluto trasportare nel mondo del civic crowdfunding, convinto che i cittadini hanno ora la possibilità di sfruttare questo metodo per portare uno sviluppo sostenibile alla città basato sul capitale umano ma anche economico e naturale.

Lo gestione della città passa attraverso una piramide in cui in vetta si trova la PA e poi a scendere tutti i protagonisti della crescita urbana: imprese, associazioni e cittadini. Il civic crowdfunding oltre che rafforzare i legami fra tutti queste parti da anche la possibilità di ribaltare questa piramide facendo si che i cittadini non siano solo consumatori di servizi ma anche promotori di idee e anche di progetti pubblici invertendo il flusso e facendo si che siano proprio le istituzioni a seguirli e non viceversa.

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Ora abbiamo i metodi e gli strumenti e in parte anche la cultura e la consapevolezza, ma il “fare” richiede un grande sforzo; nonostante internet abbia o stia “cambiando tutto”, la sua componente passiva che si rifà alla televisione è ancora dominante, siamo più soggetti ad un “effetto like” che a essere propositivi, attivare neuroni per commentare o attivare il fisico per andare a una conferenza, laboratorio o  workshop. Quindi perchè non utilizzare i metodi passivi di comunicazione di massa per attivare la cittadinanza, un uso sapiente del marketing legato a TV, radio, stampa, testimonial ecc… e in contemporanea  la riduzione del digital divide e l’alfabetizzazione digitale.

Non diamo ad internet tutto il peso del cambiamento perchè il processo potrebbe essere più lungo del previsto.