Don Matteo benedice il Crowdfunding

Ieri su Rai Uno, alle 20.30 dopo il Tg è andata in onda la prima puntata di “Complimenti per la trasmissione”.

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In questa serie ci troviamo circondati dai principali co-protagonisti della fiction TV “Don Matteo”, per 6 minuti al giorno e per 20 puntante Nino Frassica and friends proveranno a spiegare, raccontare, rendere consapevoli le persone sul mondo di internet e sul suo utilizzo.

In questo post scrivevo: “Ora abbiamo i metodi e gli strumenti e in parte anche la cultura e la consapevolezza, ma il “fare” richiede un grande sforzo; nonostante internet abbia o stia “cambiando tutto”, la sua componente passiva che si rifà alla televisione è ancora dominante, siamo più soggetti ad un “effetto like” che a essere propositivi, attivare neuroni per commentare o attivare il fisico per andare a una conferenza, laboratorio o  workshop. Quindi perchè non utilizzare i metodi passivi di comunicazione di massa per attivare la cittadinanza, un uso sapiente del marketing legato a TV, radio, stampa, testimonial ecc… e in contemporanea  la riduzione del digital divide e l’alfabetizzazione digitale.”

Ora la Rai prova sfruttare il fattore di passività dello strumento TV associato al target degli spettatori che seguono il famoso parroco in bici: 25% tra i 4 e i 24 anni, il 27% tra i 25-54 anni a fronte di un 12,5% di media di Rai1 in quelle fasce d’età (dati tratti qui), per insegnare agli italiani l’utilizzo di uno strumento che gli può tornare molto utile.

Tutto questo rischia di essere non solo molto prezioso per le persone ma anche per il “crowdfunding” che in Italia continua a risentire della poca fiducia che gli italiani gli attribuiscono. Infatti più le persone saranno in grado di utilizzare Internet tanto più prenderanno fiducia verso la rete e tanto più saranno incentivati ad utilizzare lo strumento di raccolti fondi condivisa che proprio dalla rete e dalla partecipazione (consapevole) trova alimento.

Ora stiamo a vedere se la Rai sarà in grado di ripetere i successi degli anni ’60 del maestro Manzi, in fondo sempre di una forma di analfabetismo si tratta.

Alessio Barollo

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