COME POTREBBE ESSERE UNA CITTA’ GESTITA DALLE COMPAGNIE DI HI-TECH?

dicembre 2013 

di Alessio Barollo

Progettiamo per scenari. Lo scenario si basa sulla capacità di connettere più variabili e di immaginare una visione del futuro.

scenari

Scopo: progettare la città

Forze guida:  tecnologia, ambiente, capitale umano, sistema economico, sistema culturale e demografico.

Scenario 1

Ora immaginiamo come potrebbe essere una città se a gestirla ci fossero le compagnie hi-tech. (date una letta ai due articoli sotto)

1- dominio del virtuale  (La dominazione del mondo non è totalitarismo violento, ma controllo dei dati e dispositivi efficaci)

2- gestione del reale (Il problema è il modello di business della Silicon Valley)

“Sei tu che vivi in un sogno Silberman! Perché io so già quello che succederà! E ti giuro che succederà!” Sarah Connor in Terminator 2 

Questo è un primo scenario (non troppo positivo), ora provate voi 😉

PS link di approfondimento vodblogsite.org

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NON CI SONO POSTI VUOTI IN UNA TAVOLA ROTONDA – la forma segue il sentiment(o)

Dicembre 2013

di Alessio Barollo

Without being smart, future cities cannot be sustainable. But without retrofitting them for happiness, they are bound to become centres of decay.” (Daniele Quercia)

PASSERELLA ROTT

Sarebbe utile per gli architetti sapere cosa rende felici le persone, i criteri attraverso i quali considerano una città bella, e di integrare tutti questi parametri di conoscenza nella pianificazione urbana. Difficilmente si può creare felicità in modo arbitrario, ma molto più facilmente si possono mettere i cittadini all’interno di processi che li portino a sentirsi protagonisti, migliorando il loro senso di partecipazione, azione, soddisfazione, condivisione e probabilmente felicità; felicità almeno nei confronti della città.

Ho parlato di processi e non di progetti, perchè questo termine ormai sta un po’ stretto, in quanto gli input sono molteplici e la soluzione sta nel fatto di saperle “sapientemente” legare gli uni agli altri in modo da ottenere un risultato che dia benefici da più parte (non solo da quello architettonico, o urbanistico, o solo estetico, o solo sociale o solo economico…). Ma quanto gli architetti sanno “progettare” per rispondere ai bisogni umani e realizzare le basi per una happy city? O quanto l’università sa predisporre alla gestione sapiente degli input? Forse possiamo imparare più da starbucks che da Calatrava?

Starbucks per progettare i propri caffè ha intervistato centinaia di bevitori di caffè chiedendogli cosa cercassero in un coffee shop, in questo modo ha scoperto che la maggior parte delle risposte non aveva niente a che fare con la bevanda calda ma si riferiva ad argomenti quali il relax e il senso di appartenenza, aggiungiamoci un po’ di tecnologia e il gioco e fatto.  Calatrava sembra non aver preso molto in considerazione gli utenti nei (alcuni) suoi progetti invece.

Grazie a nuove metodologie l’architettura sta tornando a connettere le persone, a connetterle fra loro, con il progetto e con l’economia. Le campagne di civic crowdfunding ne sono un esempio. Presto quando guarderemo una rivista di architettura non vedremo più solo splendidi edifici vuoti e perfette connessioni fra i materiale ma vedremo le connessioni fra le persone. E se sapremo oltre che fornire le opportunità anche comunicarlo nel modo giusto, il gioco è fatto. Ad esempio: se non comunico quanto figo è andare in bici invece che in macchina non ho aumentato (per negligenza) la mia impronta ecologica? E se non avessi  scritto uno splendido e-book sul cicloturismo e questo non venisse pubblicizzato dalla pubblica amministrazione, questa non sarebbe “complice” dell’inefficacia territoriale del ciclabile? (cit. @hardlain)

L’aggiunta in Google Maps dei percorsi pedonali, ciclistici e dei mezzi pubblici è stato il più grande “game-changer” per spingere le persone a camminare. Tuttavia, Maps restituisce il percorso più breve in base alla destinazione. Ma è necessariamente il percorso che ti farà più felice? Yahoo Labs attraverso le immagini geo-referenziate da urbangems.org sta costruendo nuovi algoritmi che trovano percorsi brevi che collegano punti felici (questi algoritmi attualmente funzionano solo per Londra). I modelli  in costruzione prevedono i voti degli utenti in modalità crowdsourcing provenienti dai tag con emozioni positive e negative di Flickr. Utilizzare il “sentiment” per guidare le persone o fare scelte urbanistiche, politiche o sociali.

Non ci sono posti vuoti in una tavola rotonda, la forma segue il sentiment(o).

UNA NUOVA PIATTAFORMA PER L’INNOVAZIONE CHE VIENE DAL CIELO

Dicembre 2013

di Alessio Barollo

Gli atomi saranno i nuovi bits” diceva Chris Anderson, come i bits di internet hanno trasformato il nostro modo di vivere, comunicare, lavorare, vendere, immaginare, ora potrebbe aprirsi una nuova grande piattaforma per l’innovazione, ed è direttamente sopra le nostre teste. Droni, privacy e futuro in questo interessante articolo di Wired USA. 

(clicca sul testo per leggere l’articolo)

DRONI VOLANTI

LA COMPRENSIONE RICHIEDE PIU’ CHE GLI OCCHI

Dicembre 2013 

di Alessio Barollo

LEGO-02

Nell’ultimo mese o poco più, molti hanno visto le loro bacheche Facebook riempirsi di strani fumetti che ritraevano i loro amici in versione avatar e alle prese con le situazioni più strane, divertenti, comuni, noiose o insolite. Tutto dovuto a una simpatica invenzione, bitstrips, che trasforma i nostri post in un immagine.

Che palle! diranno i più raffinati, ma se provassimo a cambiare punto di vista? A mio parere questa è tra le innovazioni che il nuovo modo di comunicare che i social network ci hanno insegnato a fare più o meno volontariamente, ha apportato al nostro modo di scrivere “status”. Infondo un’immagine vale più di mille parole, diceva un proverbio, quindi se lo vediamo come la capacità di saper raccontare una nostra idea, una nostra sensazione, una nostra attività non a parole ma con gli occhi delle persone che la vedono (e in modo molto veloce da realizzare), non può che essere un nuovo efficacie tentativo di comunicazione.

Ma se non fossero solo le “normali” persone a utilizzarla, se lo facessero anche le amministrazioni per raccontare la città che guidano, le attività che fanno o semplicemente per relazionarsi con i loro cittadini? Risulterebbe forse più efficacie, a volte più diretto e, sono convinto, soprattutto più inclusivo.

Come dice l’amico e collega Nicola Preti in un suo post: “di sicuro le persone vogliono tram in orario, parchi puliti, una raccolta dei rifiuti efficace e ospedali efficienti; ma non che ogni cosa sia pianificata con così tanta precisione da non lasciare spazio all’affascinante regno della spontaneità che ha il potere di rendere vive le persone, libere di esprimere la loro vitalità, migliorando i quartieri.” La PA non deve aver paura di fare networking con i propri cittadini e per farlo deve per forza innovare, chissà magari passando per un simpatico fumetto.

Supponiamo di trovarci in un paese straniero, di non conoscere la lingua e di avere comunque bisogno di aiuto. All’inizio i nostri movimenti delle mani e le espressioni del viso trasmetteranno gran parte del nostro significato all’osservatore. L’ascoltatore perplesso cercherà bit di contenuto che egli possa capire e correlare alla sua lingua. Noi reagiremo alle sue reazioni e comincerà a svolgersi fra noi un linguaggio mimato. Questo linguaggio è nato dallo sforzo di comunicare.  N. Negroponte

DALLA PROPRIETA’ ALL’ACCESSO

Novembre 2013 

di Alessio Barollo

Internet ci porterà dalla proprietà all’accesso, da capitale monetario al capitale sociale. J.Rifkin

accesso

La condivisione dei progetti implementata dai metodi crowdfunding reward-based (chiedo una promessa di donazione in cambio di un ritorno economico-materiale-sociale) potrebbe delinearsi in prospettiva come una nuova forma di economia in grado di potenziare e riavviare le reti del commercio locale in chiave globale. La “reward” può diventare una nuova moneta locale che stimola la collaborazione e la partecipazione e che parte del luogo per raccogliere i vantaggi della rete. Avrò la possibilità di attivare processi con ricaduta sociale amplificata grazie trasformando delle pratiche di condivisione online portandole nel mondo reale e viceversa, potrò mescolare la cultura (visitare un museo, un parco, una piazza), il commercio e le relazioni fra le persone.

CIVIC CCROWDFUNDING: una prova di coraggio e consapevolezza

Novembre 2013

di Alessio Barollo

Sviluppare la città su un modello crowdfunding è un salto culturale, di business e di scala. Non poco direi, ma in fondo pochissimo rispetto ai risultati che può portare in termini di innovazione sociale, di consapevolezza nell’uso del denaro e della forza di creare comunità più coese ed inclusive.

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Ok il progetto per riqualificare lo spazio urbano non è propriamente come sviluppare una lampada o un cd, qui la scala conta e come. Costruire un edificio (come in Colombia) o una passerella pedonale (a Rotterdam) o restaurare 4 Km di portici (a Bologna) tende a coinvolgere principalmente la comunità locale in quanto è quella direttamente presa in causa (o semplicemente perchè non ho interesse ai problemi delle altre città mi bastano quelli della mia). La comunità locale non è fatta solo da “innovatori” o persone alfabetizzate dal punto di vista digitale o attive in internet o connesse a internet. I protagonisti della città sono i vari e molteplici, cittadini, associazioni, imprese e industrie e amministrazioni, come fare per coinvolgerli? Rendendoli consapevoli del progetto e ma soprattutto delle potenzialità del metodo.

CIVIC CROWDFUNDING HACKING THE CITY BUROCRAZIA CREATIVA

La passerella pedonale che sta per essere ultimata a in Olanda permetterà non solo di attraversare una strada ad alto traffico ma è/sarà un volano per rilanciare l’economia di alcuni quartieri in cui prima come unici clienti o inquilini vi erano fari luminosi e PM10. Inoltre se si vanno a vedere i sostenitori e finanziatori del (visto che il crowdfunding è prima di tutto trasparenza e condivisione) vedremo che una buona parte viene da aziende che ha “comprato” (donato e ricevuto come ricompensa in realtà) le assi di legno personalizzabili utilizzate come ricompensa. Sono imprese che hanno voluto mettere il loro nome su centinaia di esse creando un nuovo tipo di marketing ad alto contenuto sociale. Gli abitanti di Rotterdam non erano di certo esclusi dal processo visto che vedevano i loro contributi diventare realtà step dopo step e vedevano la città trasformata secondo i loro gusti, una nuova forma di hackeraggio controllato (in modo da non infrangere la legge e stabilendo un ordine di importanza dei progetti) della città.

Scopriamo poi che condividere un progetto per la città favorisce anche la ricerca. Un gruppo di architetti e designer a NYC ha pensato che sarebbe stato interessante costruire una piscina pubblica all’interno del Hudson River usando particolari filtri per purificare la non troppo salubre acqua del fiume. Proprio questi particolare sistema di purificazione ha fatto partecipare vari istituti di ricerca pubblici e privati nella veste di maggiori “sostenitori/donatori” proprio per favorire la realizzazione dei filtri e poterli magari usare poi per altri scopi.

Questo nuovo modello di progettazione partecipata fa fare enormi salti di qualità ai progetti pubblici, cosa che raramente e difficilmente succede in un ufficio tecnico comunale. C’è la voglia di fare ma spesso siamo bloccati da difficoltà di accesso ai fondi o di burocrazia, questo è un metodo per fare, e fare è connettere. Charles Landry raccontava in una sua conferenza che a Mosca era molto difficile aprire un bar per via della mole di “documenti” da preparare e per le spese necessarie per preparali. Un giorno un’intera via della città in protesta con questo decise di trasformare lo spazio davanti casa in un bar per l’intera giornata. La strategia ebbe molto successo e l’amministrazione non poté non tenere in considerazione la cosa e decise di semplificare i regolamenti a riguardo.

La spinta proveniente “dal basso” può dare un tono di creatività anche alla burocrazia rendendo consapevole le amministrazioni di alcune priorità oppure aiutando a fare delle scelte condivise.

Ma io pago le tasse per opere pubbliche!

Verissimo ma con il civic crowdfunding i cittadini hanno un ritorno di:

  • Tempo (nella progettazione e realizzazione)
  • Sociale/ambientale (per la trasparenza del processo e per il beneficio alla comunità che ne può usufruire)
  • Economico/materiale (per le rewards che vengono consegnate)
  • Personale (perchè ci si sente partecipe della personalizzazione di una parte di città)

Tutto questo richiede coraggio e consapevolezza ma può cambiare il modo di fare la città.

Ulteriori approfondimenti in questo articolo.

Post in originale pubblicato su ICN blog