Will-mapping the creative city

di Alessio Barollo

Mappe, wifi, app ci guidano ogni giorno, ma quanto riusciamo veramente a vedere dei paesaggi che attraversiamo. E se utilizzassimo solo i sensi per perderci nel labirinto urbano?

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Will è un sistema di guida vocale geo-referenziato creative crowd con un’anima ludica. Collega le cuffie, attiva l’app bluetooth e inizia l’esplorazione. Muoviti per la città in libertà, ogni volta che incontri un luogo innovativo una voce ti racconterà quello che hai intorno, quali caratteristiche ha e perché è cosi importante.

Ma quando un luogo, un monumento, una installazione può essere considerato innovativo o creativo? In molti hanno provato a mappare la creatività di una città ma ora saranno gli stessi protagonisti della città a farlo, cittadini e city user. Mentre attraversi la città, clicca Will in corrispondenza di luoghi che ritieni interessanti e immediatamente l’app invierà un segnale georeferenziato, accendendo cosi un led rosso sulla mappa della creatività urbana. Le mappe, in modalità open, racconteranno così un percorso fatto di esperienze, sensazioni e emozioni reali, in real-time e in continuo mutamento. Segui la nube di “led rossi” e potrai vedere la città con occhi totalmente nuovi.

Hackera l’ambiente urbano, mostra nuovi percorsi, lasciati guidare dai sensi, costruiremo una mappa in crowdsourcing, dove aziende potranno partecipare attraverso azioni di marketing urbano, non influenzando la mappa ma finanziando la creatività condivisa.

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INTERVISTA AL SOLE 24 ORE

di Alessio Barollo

Si cercano nuove vie per rinnovare le professioni, ecco una mia intervista uscita a oggi sul “Sole 24 Ore”. Per motivi editoriali l’intera intervista è stata pubblicata in sintesi, pubblico sotto il testo completo.

intervista

TESTO INTEGRALE

1)      Crowdfunding e architettura: secondo lei è un matrimonio possibile in Italia? O il Paese non è pronto per un passaggio così rivoluzionario?

Più che un matrimonio potrebbe essere uno stato di necessità in questo momento storico in cui il settore edile è in crisi insieme a quello degli architetti. Se ci confrontiamo con i paesi anglosassoni o del nord Europa sicuramente non siamo pronti, ma non per mancanza di ingegno o creatività ma per la mancanza di consapevolezza da parte dei protagonisti dello sviluppo della città (PA, professionisti, cittadini e imprese) nell’utilizzo dei nuovi strumenti che il web 2.0 e la tecnologia hanno portato alla ribalta.
Nel mondo si registrano varie esempi di progetti di architettura e riqualificazione urbana che hanno utilizzato sapientemente il crowdfunding, anzi il civic crowdfunding, cioè il finanziamento di opere pubbliche, per essere realizzati. Per avere successo questi progetti però non hanno messo come primo obiettivo il lato economico ma la capacità di aggregare una community di persone, finanziatori o professionisti in grado di attivare un processo di collaborazione trasversale che ha dato come risultato un progetto maggiormente condiviso e quindi garanzia di mantenimento nel tempo, ricadute socialmente utili e ritorno economico. Per sviluppare tutto ciò c’è bisogno però di puntare sulla cultura come strumento in modo tale che poi i futuri cittadini, professionisti o amministratori possano fare scelte consapevoli, collaborative, condivise e trasparenti. Il luogo della cultura è la scuola e da li deve partire il salto di paradigma.
2)      Nel settore architettura/edilizia/immobiliare secondo lei dove si ravvisano le maggiori opportunità?
Più è diffusa la conoscenza dello strumento o del metodo più questo può portare vantaggi a tutta la filiera della pianificazione urbana e territoriale. Gli architetti hanno l’occasione di gestire il processo e quindi il mondo dell’architettura ha la possibilità di testare la ricaduta sulla comunità del proprio progetto in modo rapido ed economico, di farsi conoscere da un pubblico più ampio a livello internazionale e sviluppare attività di recupero di edifici.
L’edilizia e il settore immobiliare hanno la possibilità di uscire dalla stasi in cui è stata portata dalla crisi e di attirare nuovamente investimenti, anche da parte dei mercati stranieri, soprattutto se verranno aperte modalità di equity crowdfunding ad altri settori e non solo alle startup innovative. Come elemento negativo potrebbe esserci una sorta di speculazione edilizia 2.0 (nata dai nuovi metodi digitali) ma il livello di preparazione e di stakeholder coinvolti fanno si di limitare i rischi.
3)      Che tipologia di progetti possono essere gestiti al meglio in modalità crowdfunding?

A Rotterdam è stata costruita una passerella pedonale, a NYC finanziata una piscina sul fiume Hundson e un parco sotterraneo, a Bogotà è stato realizzato un grattacielo, a Kansas City sviluppate nuove piste ciclabili e a Bologna e Napoli sono in corso processi di restauro di elementi storici della città. Quindi i progetti sono teoricamente di ogni tipo ma praticamente nessuno se chi attiva il processo e la campagna crowd non sarà in grado di creare una community che lo sostenga attraverso attività di collaborazione, marketing urbano e trasparenza.

4)      Lei che è un esperto, pensa di poter utilizzare il crowdfunding nella sua professione?

Penso che il futuro non sarà uguale al passato e che l’innovazione avanza per ondate continue, questo è il momento di sfruttare creatività, collaborazione coniugate con le nuove tecnologie internet, quindi credo che non si possa evitare di usare il metodo che ho raccontato finora per riattivare una professione ferma e stanca in Italia e per evitare di che la maggior parte dei giovani architetti si trasferisca all’estero. Mai come ora, non tentare nuoce.

5)      Il crowdfunding può essere un’opportunità di “visibilità” per i giovani architetti?

Un mese dopo aver finito l’università e aver diffuso open source la mia tesi on line (http://issuu.com/alessiobarollo/docs/crowd_village-alessio) sono stato chiamato per gestire un workshop a Crowdfuture, la conferenza nazionale sul crowdfunding che si tiene a Roma, quindi direi di si, è assolutamente un’occasione di visibilità, fiducia, lavoro e di inserimento in un contesto internazionale per i giovani architetti italiani.
6)      Mi ha accennato a un report sulle infrastrutture civiche fatto con Castrataro: di cosa si tratta? Può sintetizzarmi i risultati?
Con la dott.ssa Castrataro abbiamo pubblicato e distribuito liberamente un report (http://issuu.com/alessiobarollo/docs/civic-crowdfunding) che racconta la storia e l’evoluzione del crowdfunding per il finanziamento e la realizzazione di opere pubbliche ma soprattutto una possibilità di utilizzo per l’Italia prendendo le metodologie e tecniche internazionali e declinandole per secondo le caratteristiche della nostra penisola.
Il civic crowdfunding innesca un processo che fa leva sulle passioni per il territorio di residenza delle persone e le integra con i metodi di collaborazione, attivando un sistema di apprendimento di metodologie e strumenti passivo per tutti coloro che non sono stakeholders ma in grado di generare consapevolezza in tutti quelli che vi partecipano, e una volta consapevoli le possibilità di crescita sociale, economica, urbana e ambientale sono realmente possibili.
Il crowdfunding civico può agire a diverse scale progettuale, dal singolo edifico fino arrivare al piano urbanistico facendo evolvere in modo trasversale fra classi culturali e amministrative la progettazione partecipata. Può diventare un ottimo strumento per la PA per rinsaldare un rapporto con i cittadini che si va sempre più degradando perchè li riporta ad essere parte della vita, gestione e futuro del territorio dove vivono.
7)      Aggiunga pure ciò che ritiene importante comunicare

Il crowdfunding è fondato sulla trasparenza, resa esplicita dai dati che le piattaforme e la gestione della campagne crowd segnano come fondamento per il successo di qualsiasi successo, poi sta lo storytelling, le modalità di raccontare il progetto e di coinvolgere gli stakeholder e decision maker. In più nel caso di opere pubbliche si hanno tempi di gestione ridotti e un monitoraggio continuo sull’avanzamento dei lavori, aspetto fondamentale anche dal punto di vista sociale per coinvolgere sempre più persone, associazioni o imprese. Tutto ciò fa si che nell’ultimo hanno il “fenomeno” crowdfunding ha fatto girare più di 5 miliardi di $ nel mondo e i casi di truffe sono praticamente inesistenti. Expo e Mose le dicono qualcosa? Naturalmente non si può sostituire tutto un sistema con il crowdfunding ma trasparenza e cultura collaborativa sono due aspetti che mette in luce e che ritengo fondamentali per avviare progetti, anzi processi urbani.

PLANNING THE CITY, civic crowdfunding per la città

di Alessio Barollo “Forse in futuro potremmo dimenticare il temine crowdfunding e utilizzare direttamente il termine finanziamento”. Rodrigo Davies è uno dei massimi esperti al mondo sul Civic Crowdfunding per via del suo lavoro di ricerca e di consulenza tra la piattaforma Spacehive, l’amministrazione di NYC e le Nazioni Unite. Gli ho chiesto di raccontarci il futuro della progettazione partecipata, ecco cosa mi ha risposto:

palm island

A-NYC has a personal page within Kickstarter, from the data at your disposal the administration one gets the benefits? What if every town has one?

R-New York City had a run of successful projects on its Kickstarter page, and every project currently being displayed has reached its target. That’s an impressive success rate. I think the ‘curation’ model of crowdfunding for cities is interesting because it’s relatively low risk and enables cities to engage with crowdfunding while leaving the initiative in the hands of communities themselves. It works very well for large cities where there is a big pipeline of exciting projects. Smaller towns and cities, where there is less crowdfunding activity, might find it harder to generate enough high quality projects on a regular basis.

A-The authorities seek to reduce the distance that separates them from citizenship with social networks. Are they functional tools for this purpose?

R-Social networks can be a tool for reducing the gap between citizens and government, but only if government uses those tools effectively and builds a genuine conversation. Citizens need to know that they are being listened to and being offered an opportunity to influence processes in new ways. If social networks are simply used to broadcast government messages, they are no better than television or radio.

A-What are the methods used by designers to enable the participation of citizens in the planning of campaigns of civic crowdfunding?

R-Some platforms enable projects to have a distinct life cycle, with several opportunities for citizen input. For instance, projects begin as ideas, or proposals, at which point citizens can participate by suggesting improvements; next they enter fundraising and resourcing, at which time citizens can donate funds or volunteer time to help the project succeed. The combination of ideas, funds and time is a great trio of opportunities for participation.

A-In Italy, 60% of people are using the internet only for news, keeping with the passive approach towards the net because we often don’t realize the potential that this offers. Write a post in a blog or participate at crowd’s campaign requires a commitment higher from of citizens than putting a like on facebook. How can the civic crowdfunding enable citizens? To make them aware of the potential of these new tools?

R-There needs to be a scale of different opportunities for people to participate. Ethan Zuckerman calls this the difference between “thin” and “thick” engagement – a thin engagement is something that requires very little investment, such as clicking Like on a Facebook page, whereas a thick engagement requires a lot, such as volunteering your time. If civic crowdfunding works effectively, there should be opportunities to volunteer your money, your ideas and your time, so that everyone has an opportunity to provide input, whether they want to make a big investment or a small one. Over time, as people become more used to investing small amounts of their time, brainpower or money, hopefully the amount they’re willing to give to their communities will increase.

A-Using the crowdfunding for the construction of public and private building can help to revive the real estate sector? There is the risk of having a globalized speculation?

R-I’ve mostly been focusing on donation-based crowdfunding, which is about resource building rather than speculating on future wealth. I think there are possibilities for more open investment in the real estate sector through equity crowdfunding that may revive it, but there are lots of questions remaining about how to ensure that people are making informed investments and that we are not creating another speculative bubble.

A-As the civic crowdfunding can help architects in the planning of the city? in what way?

R-Civic crowdfunding can demonstrate demand for particular developments and supply innovative new ideas on which architects can build. Architects can also use civic crowdfunding as a way to test whether the public is excited about their proposals.

A-Do you think some taxes for public works could be managed as a civic crowdfunding campaign? The civic crowdfunding could replace the system of planning and financing of public works in a city?

R-It’s dangerous to say that crowdfunding can replace a whole system. The crowd is a great way to fund certain types of projects, but it also tends to distribute resources very unevenly – to projects that are eye-catching and sexy. Not all public works are eye-catching, but they are still very necessary. There will always be a role for government to provide certain services, and to ensure that resources are distributed more evenly than a conventional market would. Areas of public work in which the public’s creative input is important and in which diversity of provision is natural are a great fit for crowdfunding. Public work in which we value equality of provision above all else are probably best left to government.

A-How will the civic crowdfunding in 10 years?

R-I think we will see more projects and larger projects being crowdfunded, and we will see forward-looking cities engaging with crowdfunding and supporting their communities in realizing new projects. In ten years’ time we will have seen the first disappointments and problems of civic crowdfunding (which we are yet to see) and we will have learned some of the limits of it. I think we might even stop using the term ‘crowdfunding’ and just say ‘funding’ because the concept of individuals having the ability to get together and fund projects will be so natural, in major cities at least. I hope that in ten years governments will see crowdfunding-supported groups as natural partners in public-private partnerships, and that communities will be able to take the lead in improving their environments and providing a better quality of life.

VERSIONE ITALIANA

A-Il comune di NYC ha una propria pagina personale all’interno della piattaforma Kickstarter, dai dati a tua disposizione l’amministrazione ne ricava benefici? Cosa succederebbe se ogni città ne avesse uno?

R-Nella propria pagina personale, all’interno di Kickstarter, New York City ha registrato una serie di progetti di successo, tutti quelli attualmente visualizzati hanno raggiunto il loro obiettivo. Un tasso di successo impressionante. Penso che il modello “curation” crowdfunding per le città è interessante perché è relativamente a basso rischio e permette alle città di impegnarsi nel crowdfunding lasciando però l’iniziativa nelle mani delle comunità stesse. Funziona molto bene per le grandi città, dove c’è grande fermento di progetti interessanti. Invece le città più piccole, dove l’attività di crowdfunding è inferiore, potrebbero aver difficoltà nel generare abbastanza progetti di alta qualità in modo regolare.

A-Le amministrazioni cercano di ridurre la distanza che le separa dalla cittadinanza anche con l’utilizzo dei social network, sono strumenti realmente funzionali per questo scopo?

R-I social network possono essere uno strumento per ridurre il divario tra cittadinanza e governo della città, ma solo se l’amministrazione saprà utilizzarli in modo efficace attivando un vero e proprio dialogo con i propri cittadini. Gli abitanti di ogni città devono sapere che le loro opinioni vengono ascoltate e che viene offerta loro la l’opportunità di influenzare i processi in modo nuovo. Se i social network sono semplicemente utilizzati per trasmettere i messaggi della PA, non sono certo migliori di televisione o radio.

A-Quali sono i metodi usati dai progettisti di campagne di civic crowdfunding per attivare la partecipazione dei cittadini?

R-Alcune piattaforme consentono di attivare progetti con cicli di vita diversi, con diverse opportunità per la partecipazione dei cittadini. Ad esempio, i progetti iniziano come idee, o proposte, dove i cittadini possono partecipare suggerendo miglioramenti o alternative. Successivamente si entra nella fase di raccolta fondi e risorse, in cui i cittadini ora possono donare volontariamente fondi o tempo per aiutare il progetto ad aver successo. La combinazione di idee, di fondi e di tempo è un grande opportunità per la partecipazione.

A-In Italia il 60% delle persone utilizza internet sono per le news, mantenendo con approccio passivo nei confronti della rete perché spesso non ci si rende conto delle potenzialità che questa offre. Sicuramente scrivere un post in un blog o partecipare ad una campagna crowd richiede un impegno da parte dei cittadini più elevato che mettere un like su facebook. Come può il civic crowdfunding attivare i cittadini? A renderli consapevoli delle potenzialità di questi nuovo strumenti?

R-Ci deve essere una scala di diverse opportunità per far partecipare le persone. Ethan Zuckerman chiama questa la differenza tra “thin” and “thick” engagement. Un impegno “thin” è qualcosa che richiede un piccolo investimento, come ad esempio cliccando like su una pagina di Facebook, mentre un impegno “thick” richiede un grosso investimento, come fare volontariato nel vostro tempo libero. Se il crowdfunding civico funziona in modo efficace, ci saranno sempre più opportunità di fare volontariato con vostri soldi, le vostre idee e il vostro tempo, in modo che tutti abbiano la possibilità di dare un contributo, sia che il loro investimento si “thick” o “thin”. Man mano che le persone si abituano a investire piccole quantità di tempo, di intelletto o di denaro, spero che quello che sono disposti a dare alla propria comunità aumenti.

A-L’utilizzo del crowdfunding per la realizzazione di edilizia pubblica e privata può essere d’aiuto a rilanciare il settore? C’è il rischio di avere una speculazione edilizia globalizzata?

R-Ho concentrato gran parte delle mie ricerche sul donation based crowdfunding, che si basa sulla costruzione di risorse piuttosto che sulla speculazione di ricchezza futura. Penso che ci siano più possibilità di investimento nel settore immobiliare attraverso azioni di equity crowdfunding, ma ci sono ancora un sacco di domande senza risposta su come garantire che le persone stanno facendo investimenti consapevoli e che non stanno creando un’altra bolla speculativa.

A-Quanto e in che modo il civic crowdfunding può essere d’aiuto agli architetti nella pianificazione della città?

R-Il Civic Crowdfunding è in grado di dimostrare una certa domanda per particolari sviluppi del settore e fornire nuove idee innovative su come gli architetti possono costruire parti di città. Gli architetti possono anche utilizzare il crowdfunding civico come metodo per testare se il pubblico è entusiasta dei loro progetti.

A-Secondo te alcune tasse per le opere pubbliche potrebbero essere gestite come una campagna di civic crowdfunding? Il civic crowdfunding potrebbe sostituire il sistema di pianificazione e finanziamento delle opere pubbliche in una città?

R-E’ pericoloso dire che il crowdfunding può sostituire un intero sistema. Il cf è un ottimo modo per finanziare alcuni tipi di progetti, ma tende anche a distribuire le risorse in modo molto diseguale (a progetti che sono accattivanti e sexy prima che a altri). Anche se non tutte le opere pubbliche sono accattivanti, sono ancora molto necessarie. Il governo avrà sempre il compito di fornire determinati servizi, e di garantire la distribuzione uniforme delle risorse e meglio di quanto fatto nel mercato convenzionale. Aree di lavoro pubblico in cui l’input creativo del pubblico è importante e in cui la diversità di prestazioni è naturale, sono un’ottima base per il crowdfunding. Opera pubblica in cui valutiamo sopra ogni altra cosa la parità di prestazione allora forse meglio lasciarne la gestione al governo.

A-Come sarà il civic crowdfunding fra 10 anni?

R-Penso che vedremo più progetti, anche di grandi dimensioni, essere finanziati in crowdfunding e vedremo “città intelligenti” impegnarsi con il crowdfunding per sostenere le loro comunità nella realizzazione di nuovi progetti. In dieci anni vedremo i primi problemi e le prime difficoltà del cf civico (che non abbiamo ancora avuto modi di vedere) e avremo imparato alcuni limiti di questo strumento. Penso che potremmo anche smettere di usare il termine “crowdfunding” e dire “finanziamento” perché il concetto di unire individui con la capacità di creare community e finanziare progetti sarà una cosa naturale, almeno nelle grandi città. Mi auguro che in dieci anni vedremo collaborare governi con i gruppi che attivano processi di crowdfunding andando in modo naturale verso una partnership fra pubblico e privato, e che le comunità saranno in grado di prendere l’iniziativa per migliorare gli ambienti dove vivono, aumentandone cosi la qualità della vita.

Post in originale pubblicato su Italian Crowdfunding Network – Blog

CIVIC CROWDFUNDING – Quattro cose che conosciamo e due che non conosciamo

di Alessio Barollo

Quattro cose che ho scoperto sul crowdfunding civico

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  1. Il Civic Crowdfunding agisce su scale relativamente piccole ma con successo e ha grandi ambizioni. Attualmente i progetti di crowdfunding civico sono di piccole dimensioni: 6.357 dollari è l’importo medio finanziato, ma sembrano avere un’ottima risposta del pubblico. Progetti taggati come ‘civici’ su Kickstarter, per esempio, raggiungono il target nell’ 81% del tempo richiesto. Se il “civic” fosse una categoria a parte su Kickstarter, sarebbe quella di maggior successo. La maggior parte delle piattaforme e varie istituzioni vedono il crowdfunding civico come un nuovo meccanismo per attivare partnership pubblico-privato in grado di realizzare progetti su larga scala. Se vorranno sfruttare questo metodo, i governi, le amministrazioni, il mondo del no-profit e quello del profit dovranno impegnarsi molto di più per attivare il processo e creare/mantenere la community che lo sostenga.
  2. Il Civic Crowdfunding, iniziato come un hobby da parte di piccole no-profit locali per progetti di spazi verdi, ha coinvolto sempre più le organizzazioni più grandi. Quasi un terzo degli attivisti stanno utilizzando le piattaforme di crowdfunding civico per finanziare progetti legati a parchi e giardini pubblici (29%). Sono molto popolari anche progetti basati su eventi, cultura (istruzione e  formazione). Mentre sono meno frequenti progetti legati allo sport e alla mobilità. Dai governi locali, alle società, alle fondazioni stanno valutando modi per sostenere il civic crowdfunding per ampliare le attività di sostegno alla comunità. Le loro tecniche di coinvolgimento includono campagne pubblicitarie, match-funding studiati ad hoc fino ad arrivare al lancio di nuove piattaforme nate da zero.
  3. Il Civic Crowdfunding è applicato nelle città (in particolare in quelle appoggiate dalle piattaforme). Il metodo è troppo nuovo per essere diffuso in modo efficace. L’80% dei progetti è distribuito su cinque stati americani, in funzione dei paesi d’origine delle piattaforme. Lo stato di New York e la California sono i primi due, seguite da Illinois e Oregon. Sappiamo che c’è una forte tendenza verso le grandi città. E’ molto impegnativo per le comunità far decollare progetti finanziandoli in crowdfunding, soprattutto quando non lo si conosce a pieno. Le piattaforme hanno spesso avuto un ruolo fondamentale nella diffusione culturale del metodo fra i cittadini.
  4. Il Civic Crowdfunding  ha tendenze distributive altamente diseguali fra gli altri crowd markets. La maggior parte dei progetti sono su piccola scala, ma un esiguo numero di progetti di alto valore economico hanno preso una grossa fetta del fatturato totale sollevando il valore medio dei target raggiunti dai progetti di natura civica. Ciò non dovrebbe sorprenderci visto che su Kickstarter i progetti di maggior successo sono compresi tra 5 e 10 mila dollari, e il 47% dei progetti civici ricade su proprio su questa fascia. Il problema è che tendiamo a ricordare i casi eclatanti, come le campagne di Veronica Mars e Spike Lee ma sono casi anomali e come tali vanno presi in cosiderazione.

Ma ci sono anche due cose che sappiamo meno sul civic cf:

  1. Il crowdfunding civico favorirà o meno gli investimenti pubblici? 
  2. Sarà il crowdfunding civico a colmare le casse vuote dei comuni? 

Attualmente non ci sono abbastanza dati per rispondere in modo completo a queste domande, ma forse con un adeguata cultura e consapevolezza la strada potrebbe essere un primo passo verso la direzione dell’innovazione sociale e della riqualifica in chiave smart delle città.

Post tratto dall’articolo “civic crowdfunding – four things we know, two things we don’t” di Rodrigo Davies.

IMPARARE AD ESSERE INDUSTRIOSI

di Alessio Barollo

Sabato di sole, la vista di Bassano del Grappa allevia il ricordo della sveglia mattutina. Arrivo all’Urban Center per la presentazione del corso di perfezionamento avanzato “INTELLIGENT SCHOOL DESIGN La progettazione del sapere e l’applicazione del D.M. 11/04/2013” organizzato dalla piattaforma VoD, dallo IUAV e dall’ordine degli architetti di Vicenza.

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Nel testo introduttivo al corso si legge:

L’elemento trainante del cambiamento anche fisico dell’assetto della scuola è il passaggio dal paradigma storico dell’imparare al nuovo paradigma dell’essere industriosi. Ne discende una nuova dimensione attiva della scuola basata su apprendimento continuo e mobilità. Questi argomenti sono codificati nelle azioni degli organismi internazionali, in particolare per quanto riguarda l’Europa nella strategia Europa 2020, nella sua applicazione rispetto all’istruzione (European Teaching 2020) e nel programma di finanziamento per l’innovazione (Horizon 2020). In questo scenario si inserisce l’attenzione verso lo sforzo innovativo dell’Italia riguardo a nuove tecnologie, nuove prassi didattiche, nuovi criteri progettuali.

Partiamo dal concetto base che l’innovazione non si sviluppa ed evolve in modo lineare ma a ondate, mai come in questo periodo chi saprà cogliere, capire e cavalcare queste ondate sarà in grado di attivare processi propositivi per uscire dallo stato di crisi attuale. Basandosi su questo concetto il prof. Giuseppe Longhi ha raccontato quali saranno i “4 Tsunami” guida per fare innovazione.

1- La centralità del sapere – attivare l’unica materia prima presente in quantità illimitata sul pianeta terra, cioè la creatività dei cittadini e questo può essere fatto ripensando al sistema di educazione attivando la consapevolezza delle persone perchè la città vive solo se è in grado di gestire il nuovo e non solamente di accontentare l’esistente.

2- Long Life Learning – l’aggiornamento continuo ora facilitato dalla tecnologia web 2.0 che mi permette di seguire e interagire con qualsiasi corso o lezione in qualsiasi parte del mondo.

3- L’organizzazione fisica della scuola – dove le classi non vengono guidate dall’età ma dal progetto da raggiungere.

…si svilupperà un percorso che dalla forma della scuola moderna, segnata dall’open space, condurrà alle molteplici forme della scuola contemporanea.
Si affronteranno le principali esperienze compositive al fine di comprendere la complessità delle matrici culturali che oggi ispirano il progetto della scuola. Questo permette di inserire le indicazioni del MIUR, in sinergia con la programmazione scolastica a livello internazionale, in una matrice culturale capace di avviare un progetto fisico coerente con le esigenze di imprenditorialità e di sinergia fra apprendimento e lavoro, un’idea che introduce sul piano spaziale una scuola/laboratorio/officina (fablab), reinterpretando l’open space in chiave di ‘edificio intelligente’ attraverso la dotazione di sofisticate attrezzature di produzione e di dispositivi di connessione alla cloud.

4- Cambio del modello produttivo dell’impresa – le imprese muoiono perchè pensano che il loro domani sia uguale a quello di ieri mentre oggi la base produttiva è alimentata dalla interconnetività fra le cose e persone. Quello che io produco come innovazione qui e che magari non è recepito dalla comunità locale può essere recepito come esempio da attuali paesi in via di sviluppo, per questo la necessità non è la chiusura e l’autoreferenzialità ma l’apertura usando la tattica dell’amicizia.

L’inaspettato è l’utilizzo latente perchè ogni disciplina si evolve differenziandosi.

START UP CITY

di Alessio Barollo

E’ il momento di investire nell’intelligenza collettiva, come ha fatto e sta facendo il governatore dello stato di NY Andrew Cuomo, il quale promuovendo il programma Start–up city  rigenera, con l’ausilio delle università, la comunità metropolitana, grazie alla realizzazione di nuove infrastrutture urbane, tese a produrre e moltiplicare la creatività, ossia a creare valore attraverso il bene illimitato costituito dalla mente umana e dalla sua capacità di sviluppare socialità

startup

“Hundreds of business leaders and CEOs from around the globe have come together for the official launch of START-UP NY to take advantage of the most ambitious economic development program in New York State’s recent history,” Governor Cuomo said. “In a tax free environment, no one can match what New York has to offer. Businesses that are looking to startup or expand, and most importantly create jobs, should look no further. We are leveraging our world-class SUNY system and prestigious private universities to partner with new businesses, providing direct access to advanced research, development resources, experts in high-tech and other industries and all with zero taxes for ten whole years. With an opportunity like that, its no wonder that companies are lining up for the launch of START-UP NY.”

Il progetto vuole accelerare l’imprenditorialità e la creazione di posti lavoro su ampia scala, per farlo punta di mettere insieme mondo accademico con quello industriale e delle giovani startup. Infatti le aziende trovano posto all’interno degli spazi inutilizzati dei campus universitari o dei college, accedendo in questo modo a competenze e laboratori di ricerca avanzata.

Per partecipare ogni azienda deve aumentare e mantenere i posti di lavoro e:

  • Essere una nuova start-up
  • Essere una nuova azienda che si trasferisce nello stato di NYC
  • Essere un’azienda esistente e in espansione già presente nello stato di NYC, basta che dimostri di portare nuovi posti di lavoro

Sono escluse dal programma le imprese di vendita al dettaglio e all’ingrosso, ristoranti e hotel, studi legali, medici e le imprese produttrici di energia.

Con questo processo la PA prova a farsi promotrice di “caos creativo” puntando su capitale umano e impresa per rilanciare l’economia.

IL CROWDFUNDING DIVENTA SEMPRE PIU’ CIVICO

di Alessio Barollo

HB2631, si chiama cosi la prima proposta di legge adottata da uno stato a favore del crowdfunding civico. 

hawaii

Mentre in Italia si parla di investimenti per trasformare piattaforme in “civiche”, come se il problema di questa forma di progettazione partecipata fosse esclusivamente quello tecnologico,  alle Hawaii il governo lancia un disegno di legge per cercare di istituzionalizzare progetti di crowdfunding civico. Ispirato da alcune campagne andate a buon esito come quello per la piscina sull’Hundson River (civic research) o quello per il bikesharing a Kansas City, nelle isole del surf hanno deciso attivare un percorso pilota con lo scopo di riqualificare le scuole locali, aumentando la partecipazione della comunità su progetti specifici e per capire la scalabilità dell’iniziativa.

“The purpose of this Act is to create a civic crowdfunding pilot program to be funded by the Hawaii 3R’s school repair and maintenance fund to increase community participation in the repair and maintenance of local schools and to test the feasibility of utilizing civic crowdfunding for other public projects in the department of education and other state departments.”

Nel testo di legge manca tutta la parte operativa su strumenti, risorse e specifiche economiche perciò i prossimi mesi saranno sicuramente interessanti da questo punto di vista.

Alcune PA avevano già loro pagine specifiche all’interno di piattaforme si crowdfunding, come ad esempio fa NY su Kickstarter, però la cosa interessante anche per il contesto italiano, secondo me, non sta nel fatto che debba per forza essere attivato da qualche amministratore pubblico “illuminato” ma nella forza del progetto quale attivatore di processi. Prima citavo il caso di Kansas City, da notare (come raccontato nei post precedenti), oltre all’attivazione sociale che la gare fra quartieri ha saputo innescare, il fatto che l’amministrazione dopo la buona riuscita delle campagne e il successivo finanziamento di molte stazione di bikesharing  ha messo in programma lo sviluppo di una rete di piste ciclabile che potesse collegare queste stazioni.

Come mostravo nella piramide del civic crowdfunding il sistema sembra esserci invertito, e proprio questa continuo scambio di posizioni fra chi attiva e chi utilizza potrebbe essere una chiave per il territorio italiano.